1. la mozzarella bianca americana

    L’altro giorno la moglie m’ha portato a mangiare in una pizzeria a 15 minuti da casa nostra, un posto gestito da italiani dove si può assaggiare un’ottima pizza cotta nel forno a legna (raro, da queste parti), con basilico fresco, crosta morbida e sottile, e pomodoro al giusto punto di acidità. Buonissima: se non fosse stato per il colore della mozzarella avrei giurato che fosse una pizza proveniente direttamente dall’Italia. Già, una cosa che noterai quando verrai qui in America è quel bianco quasi artificiale dei latticini sul disco di pane: un bianco gesso a cui io non ero abituato, data la tonalità “bianco sporco” dell’equivalente prodotto culinario italico. Per carità, il sapore è uguale, persino la consistenza filante, e stando a quanto dichiarato nel menù, si tratta di mozzarella di bufala. Ma sono certo che quel bianco che più bianco non si può, farà storcere il naso a molti turisti. Leggi il resto

  2. formaggio e yoghurt fatti in casa

    Qui dove lavoro, condivido l’ufficio con una ragazza indiana (da quando la russa se n’è andata). L’altro giorno, parlando del più e del meno, il discorso è caduto sull’argomento “cibo” e sulle cose fatte in casa. E così ho avuto modo di scoprire alcune cose che non sapevo sulla cultura dell’immenso continente asiatico. Prima di tutto che, probabilmente come conseguenza della lunga colonizzazione inglese, il the si beve generalmente con il latte. Tanto latte, non giusto una spruzzatina come usano fare gli aristocratici a palazzo. La preparazione consiste nel far bollire, ad esempio, un bicchiere d’acqua, aggiungendo poi un cucchiaio di the indiano, un cucchiaino di cardamomo ed almeno mezzo bicchiere di latte. Il tutto si fa “cuocere” a fuoco lento per almeno una mezz’ora, dando il tempo alle foglie ed alla spezia di amalgamarsi al latte. Poi si filtra tutto e si sorseggia standosene davanti alla tv spaparanzati sul divano. C’ha promesso che una mattina ce lo prepara (grazie al cielo il nostro piano ha una piccola cucina che usiamo all’occorrenza). Leggi il resto

  3. i ricostituenti di san valentino

    un cesto pieno di uova biancheLa festa degli innamorati che si celebra oggi, oramai lo sanno anche i sassi, è più che altro un espediente commerciale per vendere cioccolatini e qualsiasi-oggetto-ti-venga-in-mente a forma di cuore. Come in tutte queste occasioni (festa della donna, festa della mamma, ecc), chi si vuole davvero bene non lo fa certo un solo giorno all’anno. Anzi, sorprendere il proprio partner in un giorno qualunque ha un effetto ancora più speciale. E ti darà qualche chance extra di passare ore piacevoli con la persona che ami. Il titolo suggerisce già in parte lo scopo di questo articolo: “analizzare” i piatti della cena romantica dal punto di vista, oserei dire, strettamente chimico. Perché le portate afrodisiache esistono davvero, basta saperle scegliere e preparare. Leggi il resto

  4. i pomodori rossi di giulia

    L’estate è nel suo pieno, e la voglia di cucinare scende ai minimi storici (un po’ come il cambio tra euro e dollaro in questi giorni, ma quella è un’altra storia). Allora raccolgo volentieri la proposta di Giulia, che mi ha mandato una ricetta per preparare dei pomodori ripieni senza l’uso del forno. Non ho ancora avuto modo di sperimentare personalmente quest’idea, ma a giudicare dal procedimento, pare proprio che il risultato sia particolarmente gustoso. Inoltre, mi dice Giulia, tengono anche bene: anche se avanzano in frigo per il giorno dopo, sono sempre gustosi. Di certo, qui in America, una cosa diversa dai soliti intrugli con le salsine che vanno tanto di moda. E che, lo ammetto, ogni tanto piacciono anche a me. Leggi il resto

  5. trecento calorie al giorno

    Riprendo un interessante articolo segnalato da BlueVolvox sul suo blog, che fa un elenco di cosa si può mangiare con… 300 calorie. Perché proprio 300? Riadattando quanto spiegato dall’autore, si può dire che questa è la quantità di energia che il tuo corpo spende stando due ore seduto davanti al computer e facendo poi almeno un quarto d’ora di passeggiata, ad esempio il “pezzo” a piedi del tragitto quotidiano per andare al lavoro e ritorno. L’elenco fotografico riassume visivamente costi e benefici di ogni possibile variante, lasciando poi al lettore la libertà di interpretarne il senso tra le righe: meglio una bella omelette oppure una manciata di caramelle?

  6. il mio lievito fatto in casa

    L’altra settimana abbiamo fatto la pasta in casa, di cui ancora non pubblico la ricetta perché vorrei perfezionarla. Nelle prossime settimane ci cimenteremo invece con il pane: ma visto che comprare il lievito già pronto è fin troppo facile e “borghese” (ok, non sono uno con la puzza sotto il naso), ho pensato bene di produrmi il mio agente lievitante direttamente in casa. In rete esistono molte varianti, ognuna con un suggerimento diverso, su come ottenere il risultato migliore per la cosiddetta “pasta madre”, versione casalinga del lievito di birra. Tra l’altro qui in America è facilissimo trovare la farina di Manitoba, che in tanti suggeriscono di usare durante la lavorazione: nota con i nomi di bread flour, hard-wheat flour, strong flour, high-gluten flour, il suo alto contenuto in glutine la rende particolarmente adatta allo scopo. Una legenda metropolitana vuole che i panettieri italiani di New York da circa 100 anni usano la stessa pasta madre per fare quel pane buonissimo che si trova solo qui. Leggi il resto

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