valeria scrive, non si sa mai

Siamo ancora in aria di Thanksgiving (il Giorno del Ringraziamento), festività americana che per fortuna ancora gli Italiani hanno deciso di non importare nel loro calendario, com’hanno invece fatto con Halloween. Ed allora, mi son detto, che intervista fare in occasione di questa ricorrenza? Dopo aver pensato un po’, ecco accendersi la lampadina: due blogger italianissimi ma emigrati all’estero (il motivo ce lo racconteranno loro stessi fra poco). Andando a cercare in questo gruppo di scrittori, ho scoperto che la comunità di italiani (felicemente?) espatriati che tengono un blog, è più grande di quanto m’aspettassi. Così la scelta s’è dimostrata più dura del previsto. Alla fine, anche per le domande che avevo in mente di proporre, ho invitato Non si sa mai e Valeria. Vediamo cosa hanno risposto alle mie domande.

Tacchi a spillo o pantofole, e perché?

VTacchi a spillo e pantofole. Dipende dall’umore, dalle circostanze, dall’energia che ho addosso e dalle persone con le quali mi trovo.

NNon ho scelta: a rischio di slogarmi una caviglia, devo dire tacchi a spillo. Odio pantofole, pigiami e tutte quelle cose lì. Poi in realtà, ho la moquette in quasi tutta la casa, vado sempre in giro scalza.

Andare all’estero, come è maturata questa scelta?

VLa curiosità è stata la ragione principale. Avevo voglia di conoscere storie differenti, culture, persone e lingue nuove. Non ho rimpianti, sono felice della scelta che ho fatto e per ora non tornerei indietro. A volte ho la nostalgia dell’emigrata, ma fa parte del gioco e l’importante è non subirla. Quando la sento arrivare, vado a farmi una corsa o scrivo oppure cucino. Aspetto che passi perché so che ne vale la pena, che ho ancora l’entusiasmo. Almeno per ora.

NEssenzialmente per amore. Mi sono sposata con un americano a cui avevo detto chiaro e tondo che non mi sarei mai trasferita nel suo paese e siccome sono una persona estremamente coerente e risoluta, dopo un po’ ho cambiato idea. Per due motivi: da un lato mi è sembrato giusto che provassi anch’io a rivoluzionare la mia vita come aveva fatto lui per me e dall’altro, perché in Italia per noi, nonostante avessimo anche dei lavori che ci piacevano, era dura, durissima. L’idea di comprare una casa a Milano soprattutto… sembrava talmente complicato. Qui invece, nonostante le difficoltà che si possono immaginare e di cui racconto sul mio blog, la vita è subito sembrata molto più semplice. C’è quasi sempre il sole e la gente è di una gentilezza sconvolgente per una milanese. Figurati che all’inizio quando degli sconosciuti mi salutavano, mi voltavo pensando ce l’avessero con qualcuno alle mie spalle, poi ho capito che qui si fa, niente di strano. L’idea era di fare una breve esperienza, fermarci un paio d’anni, ma dopo tre anni, non si parla quasi più di tornare indietro.

Come e quando nasce un tuo post?

VI miei post nascono quando vogliono e li scrivo con facilità, si scrivono quasi da soli a dire il vero. Lo spunto può essere un fatto curioso oppure un’emozione, triste o allegra, e poi scivolano via rapidi. Tutti i miei post, questo è certo, nascono per farmi sentire meglio, per divertirmi, per consolarmi, per farmi compagnia e per vanità, anche.

NNe scrivo uno, ogni volta che mi succede qualcosa che mi da’ da riflettere, soprattutto sulla mia esperienza di emigrante perché il blog è nato proprio per parlare dello shock culturale di un’italiana che va a vivere in Texas. Mettere nero su bianco i miei pensieri mi aiuta molto a chiarirmi le idee, oltre che confrontarmi con i lettori chiaramente.

La scuola di oggi prepara gli uomini di domani?

VLa scuola italiana fa del suo meglio. Ridotta com’è a parcheggio di giovani viziati, in cui gli unici ripetenti sono i docenti sottopagati, i risultati raggiunti restano positivi, nonostante tutto. Ci aspettiamo che sia la scuola a creare gli uomini di domani, ed è ovvio che da sola non può riuscirci. Il quadro generale è deprimente: la famiglia è latitante e contrattuale, al Governo c’è un Presidente del Consiglio che ha fatto della furbizia una dote e ogni singolo ingranaggio del sistema Italia si basa sulla concorrenza sleale, con queste premesse la scuola ha le mani legate. Può soltanto salvare il salvabile.

NQuesta è una domanda molto difficile perché non so se ti riferisci alla scuola italiana o a quella americana o alla scuola in generale. Sia per quanto riguarda la scuola italiana che quella americana, da insegnante, ti dico che a mio parere non solo la scuola, ma tutto quello che succede nella vita di una persona prepara gli uomini di domani. Ogni più piccola esperienza o abilità influirà sul loro futuro. La scuola è fondamentale, ma no, non credo che alla scuola sia possibile delegare la formazione globale di un uomo o di una donna. Detto questo noto che qui, la scuola è qualcosa di più concreto, è qualcosa il cui scopo ultimo è la preparazione professionale e non ce lo si dimentica mai. In Italia invece – ed è la cosa che io, per esempio, ho amato dei miei studi – è più facile perdersi nei meandri della cultura, dello studio fine a se stesso. Francamente, non ho ancora capito quanto questo sia un pregio oppure un difetto della scuola italiana.

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dilaudid
Ospite

posso prendervi in giro?

camu
Ospite
camu

@dilaudid: beh dipende 🙂

dilaudid
Ospite

la prima domanda mi sembrava un po’ distante dal resto, i tacchi con gli uomini di domani sembrava non legassero. poi ho capito che è meglio formare con i tacchi

silvana
Ospite

Mi piacciono molto queste tue interviste.
Si scoprono mondi che altrimenti si perderebbero nell’infinito della rete.
Ciao
Silvana

nonsisamai
Ospite

dilaudid avresti potuto prendere in giro la mia totale incapacita’ di sintesi :))

manuela ardingo
Ospite

complimenti, un’idea bellissima! 🙂