hiroshima: la tristezza ancora oggi

Il nostro viaggio di nozze in Giappone non poteva non prevedere una tappa a Hiroshima, come da nostra esplicita richiesta all’agenzia che ha organizzato tutto. Se vai a visitare la Terra del Sol Levante, non puoi saltare un pezzo così importante della storia mondiale. Il treno superveloce da Tokyo ci arriva in poche ore, ed è divertente attraversare le varie città, vedere i Giapponesi ordinatamente in fila ad attendere di salire in carrozza. Ci sono persino le frecce a terra dove la gente può disporsi in attesa. E la porta del vagone, puoi giurarci, si fermerà esattamente in quel punto. Poi i treni hanno la porta all’altezza della banchina, niente scalini, niente difficoltà per le persone anziane o con grosse valigie, o per le mamme con passeggino. All’arrivo nella città della bomba atomica, una strana atmosfera pervade subito gli animi: sembra che la mestizia dell’esplosione sia ancora nell’aria, dopo sessant’anni.

Giorno 1. Supponendo di arrivare nel pomeriggio in albergo, dopo una doccia rinfrescante nel solito bagno ipertecnologico (in cui persino lo specchio è riscaldato per non appannarsi con l’umidità dell’acqua calda) farai una passeggiata in centro. La città è stata totalmente ricostruita, non ci sono pagode o antichi templi, ma solo grattacieli, mille luci, tanta confusione. Sarà stata la negatività nell’aria, ma quella è stata l’unica città dove la moglie ed io abbiamo avuto un battibecco 🙂 Beh, in fondo l’amore non è bello se non è litigarello, no? A cena abbiamo trovato un posto che diceva “ristorante italiano”, e c’eravamo illusi di trovare roba mediterranea (non mangiavo pane da giorni!), ma tutto c’era tranne un bel piatto di spaghetti al pomodoro. Che dopo giorni a base di riso colloso e pesce crudo, diventa una specie di miraggio, quasi fossero anni che non addenti un qualcosa di conosciuto al tuo palato. Il centro offre tante piccole locande, dove ti servono dell’ottimo sushi e puoi ascoltare musica giapponese. Gli impiegati che escono dagli uffici a tarda sera, in camicia bianca e cravatta scura, li troverai a farsi un bicchierino di sakè e ridere seduti per terra.

Giorno 2. La tappa principale è ovviamente il museo della memoria, dove potrai imparare ogni singolo dettaglio dell’atrocità della guerra. Ad esempio ho scoperto che la bomba atomica gettata sulla città, non esplose in terra, ma a qualche centinaio di metri dal suolo, rendendo il suo effetto ancora più devastante. Ricostruzioni in scala ti mostreranno la gente con la pelle a brandelli (ci vuole uno stomaco abbastanza resistente, per guardare quelle scene) che corre per le strade in cerca di aiuto. La nota positiva è che lungo il percorso incontrerai probabilmente un paio di scolaresche del posto, che ti fermeranno per farti un po’ di domande in inglese. Le maestre infatti invogliano gli alunni ad imparare l’inglese interagendo con i turisti, carino no? All’uscita ti troverai davanti al monumento che custodisce una fiaccola perennemente accesa: come dice il cartello, sarà spenta solo quando l’ultima bomba atomica sarà disinnescata per sempre.

Dopo questa parentesi “deprimente” (ma che non può mancare nel tuo viaggio in Giappone), spedisci le valigie verso la tua prossima meta: la fantastica isola di Miyajima, non molto lontana da Hiroshima. Quasi tutti gli alberghi offrono il servizio di spedizione valigie, a costi molto ragionevoli. Così potrai viaggiare leggero senza preoccuparti di trascinare grossi fardelli su e giù per il treno. Che ha notoriamente spazi abbastanza limitati per i bagagli.

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