tommy ed ossidia un’altra volta

Ho solo due mani e 24 ore di tempo in una giornata, anzi no… 17, visto che più o meno 7 le passo a dormire. Delle restanti, più o meno 7 le passo a lavorare, un paio sull’autobus, un paio a mangiare (tra colazione, pranzo e cena) o aiutare la moglie nelle faccende di casa. Considera poi che sto devolvendo tutto il tempo libero allo sviluppo del plugin per le statistiche. Questo mi lascia praticamente zero tempo per curare le rubriche del mio blog. Il che vuol dire che oggi mando in onda una replica, giusto per non lasciarti a bocca asciutta. D’altro canto è probabile che, se sei un lettore recente, te la sia persa, quindi come dicevano gli antichi, repetita iuvant. Quindi eccoti l’intervista doppia fatta a Tommy e Ossidia.

Esiste un aspetto terapeutico dello scrivere in rete?

OLa risposta è ovviamente sì, soprattutto se parliamo del blog: questo fa le veci del caro vecchio diario nel renderci più digeribili le quotidiane angustie, trasfigurandole in parole; e in più appaga il bisogno di esibizionismo che tutti (in quantità diversa magari) possediamo, permettendoci di creare (a tavolino) un’immagine di noi da mostrare soddisfatti ai nostri lettori. Parlo così, non certo basandomi su una conoscenza approfondita della blogosfera, ma riferendomi alla mia esperienza bloghesca che ha aumentato notevolmente la mia autostima (si, lo so è patetico), e che mi riempie di soddisfazioni come un’affettuosa e diligente figlia femmina.

TUna volta dicevano fossero terapeutici i diari. Per un certo periodo qualcuno li ha scambiati con i blog. Oggi però si scorge sempre più la specificità del blog, il suo essere anzitutto pubblico – privato solo in apparenza, cioè. In questo senso facciamo terapia come si può farla in un salotto della De Filippi… Anzi peggio: così strizzacervelli diventa ogni mio possibile lettore, dai parenti (anche quelli acquisiti!) agli allievi fino a coloro che mi trovano su Google cercandomi per nome e cognome; di conseguenza l’aspetto terapeutico del blog, dal mio punto di vista, coincide col pubblico sfogo, non senza l’aggiunta di una messa in ridicolo delle misere faccende delle nostre vite: è l’unico modo per prenderle col giusto peso, sempre insufficiente per definizione.

Raccontaci il tuo odore preferito

OEra la notte del mio 26 compleanno (lo scorso 11 luglio) – la profonda angoscia che aveva soffocato gli ultimi miei tre mesi universitari, non era totalmente svanita il giorno della laurea (4 luglio), e ne portavo ancora addosso i residui. Non riuscivo a dormire, così pensai di uscire fuori a prendere un po’ d’aria. Quello che mi trovai davanti fu spettacolare: la luna era piena e inzuppava il paesaggio con la sua luce bianca e ferma; il vento faceva smuovere i rami dei pini che avevo di fronte e portava con sé l’Odore. Un odore mai sentito prima, indescrivibile e inebriante: era fresco e umido, sapeva di pino, di terra e di mare, di posti lontani che avrei voluto vedere; lo respiravo a pieni polmoni cercando di non perderne neanche un po’, e il malessere incrostato cominciò a sciogliersi. Quello è il mio odore preferito (anche se non l’ho più sentito).

TDomanda facile risposta ardua. Distinguerei due tipi di odori: quelli legati alla memoria e quelli connessi col desiderio (ma forse rimembrare e bramare sono in fondo la stessa cosa…). I primi sono profumi proustiani, vaghi e disparati, spesso imprevedibili e imprendibili; i secondi sono quelli immediati, quotidiani, legati al bisogno. Concretamente: quando ho fame l’odore più buono è, per antica abitudine, quello del grasso di maiale sfrigolante sulla brace, o della nutella; le sere in compagnia d’amici può essere l’odore di Cointreau o di limoncello – con consorte sono lenzuola pulite e pelle di lei. Quando invece ho voglia di rievocare tempi passati, posso sempre riaprire un tubetto di colore ad olio, o spruzzare della lacca da capelli. Il mio preferito però, in questo momento (e forse in assoluto), è l’odor di mandorli in fior…

Come immagini camu, l’autore del blog?

ODue gambe, due braccia, una faccia offuscata, capelli castani taglio cartone animato, una fissa strana per l’aspetto del suo blog, una patinata vita americana, una brava moglie cuoca. Niente di più, per adesso…

TNonostante l’epoca materialista in cui viviamo, siamo ancora cartesiani: distinguiamo nettamente corpo e “anima” – oggi diremmo: carattere. Camu per me è stato prima il ragazzo col mento sulle braccia; ha poi assunto le fattezze di Adam Sandler (conosciuto solo tramite Google Images); infine, caso più unico che raro – almeno credo – tra le sue (tue…) conoscenze virtuali, ho avuto il privilegio e la scaltrezza di visualizzarlo tramite uno scatto remoto… Tolta l’immagine resta però l’immaginazione di un ragazzo pacato e meditabondo, piacevole e attento, equilibrato e saggio (anche nel senso siculo di “tranquillo”). Insomma, quello che si diceva “un buon partito”!

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Tommy David
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Tommy David

È sempre strano rileggersi dopo tempo… Comunque adesso il mio odore preferito è quello dei ciliegi in fiore. 😛