se lo dice la mamma, bisogna fidarsi

Sempre più spesso leggo nei vari articoli di giornale che parlano di nuove tecnologie e mezzi di comunicazione, l’espressione nativi digitali. Così l’altro giorno mi son preso la briga di andare a cercare una definizione più o meno ufficiale di questo termine, per capire chi siano i soggetti compresi in questa categorizzazione. Tra gli addetti ai lavori all’interno della fascia dei trentenni, è comune autodefinirsi “nativi digitali”, ma questa accezione è corretta? Chi sono e quale può essere il contributo dei nativi digitali all’aumento della domanda di servizi di telecomunicazione? Innanzitutto per definire un “nativo” occorre stabilire un momento in cui la storia digitale ha inizio, un giro di boa rispetto alle consuetudini precedenti.

Molti sono d’accordo, almeno per quanto riguarda l’Italia, nel collocare questa fase di cambiamento alla fine degli anni 90, quando furono commercializzate le prime ADSL  di Telecom e della galassia di piccoli fornitori locali (spesso le aziende del gas o dell’acqua improvvisatesi provider). Prima, per collegarsi, bisognava utilizzare un modem ed eseguire una lenta procedura di collegamento, fatto che limitava l’effettiva fruibilità del servizio . L’essere sempre connessi ha determinato un cambiamento radicale: la possibilità di raggiungere chiunque ed essere raggiunto in qualunque momento, privilegio prima riservato alle aziende o alle grandi università. Il 2001, inoltre, è stato l’anno dell’introduzione dell’iPod, che di fatto rese accessibile al grande pubblico un mercato di nicchia che stentava a decollare. 

I nativi digitali sono dunque tutti coloro che avevano appena qualche anno alla fine del secolo scorso, gli adolescenti che oggi che girano con i cellulari superconnessi e considerano Facebook, piuttosto che la piazza o le vie del centro, il luogo di ritrovo abituale con amici e… genitori analogici. Questi ultimi si trovano a volte a disagio nel non essere al passo con i tempi, si preoccupano di non saper rispondere alle domande tecniche dei figli, e si stupiscono di come anche bimbi che ancora bevono il latte dal biberon, sappiano usare un iPhone e lanciare il video del loro personaggio preferito in pochi tocchi non casuali. Proprio a questo tipo di famiglia è dedicato il nuovo sito dicelamamma.it, blog realizzato da Omnicom Media Group e sponsorizzato da PlayStation, in cui tre mamme condividono pensieri e preoccupazioni sui loro figli digitali.

Ad esempio durante un aperitivo al bar o una cena tra amici, magari al ristorante; i bambini piccoli odiano stare seduti. I vostri no? I miei si. E non perché non glielo abbia insegnato fin da piccoli, ma perché odiano dover stare fermi ad annoiarsi. Ecco perché, di solito, viaggio equipaggiata; nella mia borsa hanno la residenza diversi minipony, alcuni mini cicciobello, dei gormiti, un mazzo di carte da Uno e varie ed eventuali.

Gli consegni la tanto amata console portatile che usi con il contagocce in orari prestabiliti. Solo che, quel momento, è fuori dalle tabelle degli orari e dei luoghi consentiti. Siamo al ristorante e non a casa. Hai infranto una regola che tu stessa hai creato. Non si fa. Oppure si, se è una questione di sopravvivenza?

Mi viene in mente quella volta in cui il figlio di 4 anni di una nostra amica mi mostrava tutto orgoglioso il suo tablet, e di come sapesse comporre i puzzle e riconoscere le lettere, per non parlare dei filmati di Elmo e dei libri narrati. Un bimbo che aveva imparato a trascinare icone e toccare lo schermo ancora prima di saper scrivere. E proprio il rapporto tra educazione e tecnologia può rivelarsi un grande alleato nella crescita dei figli, nello sviluppo della loro creatività ed un modo per risparmiare energie ed evitare stress da parte dei genitori. Gli autori stessi, nelle note introduttive, tengono a sottolineare quest’aspetto:

Che ruolo ricopre la tecnologia in questo “gioco”? Ci semplifica la vita? Ci solleva? Oppure no? Speriamo di scoprirlo insieme, di comprendere come può essere d’aiuto (ma anche d’intralcio) e come ha cambiato i figli che eravamo con quelli che ci ritroviamo oggi a spasso per casa, figli che quando guardiamo sotto la lente di un microscopio immaginario, definiamo con orgoglio ed un po’ di preoccupazione “nativi digitali”.

Insomma, dicelamamma.it è una proposta interessante (sicuramente più dell’Huffington Post Italiano), che ho già provveduto ad aggiungere al mio lettore RSS.

Andate a visitare il sito, sono sicuro che ne rimarrete piacevolmente colpiti. Che ne pensate? Mi piacerebbe confrontarmi con voi su questo nuovo progetto e intanto perché non mi raccontate di qualche vostro “incontro ravvicinato” con un nativo digitale?

Articolo sponsorizzato.

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Emanuele676
Ospite
Emanuele676

Li scrivi tu questi articoli sponsorizzati?

camu
Admin

@Emanuele676: certo 🙂 E sono frutto di un’analisi sincera del prodotto in questione, il patto di fedeltà con i miei visitatori è sacro per me.

Emanuele676
Ospite
Emanuele676

@camu: Strano…Io noto subito se un’articolo tuo è sponsorizzato XD basta che leggo 3 righe e subito lo capisco senza nemmeno andare a capo… forse è lo stile…

camu
Admin

@Emanuele676: probabilmente in maniera inconscia uso un ‘taglio editoriale’ diverso, più consono all’argomento trattato.

Fiordicactus
Ospite

Sono zia di 6 nipoti “nativi digitali”, posso aggiungere che sono quelli a cui sono stati dati i Pc che non erano del tutto rotti, ma obsoleti secondo i genitori, all’inizio perché potessero giocare (giochi intelligenti, era la scusa) e poi, si sono arrangiati con Messenger e in seguito con Facebook. Addirittura, quello nato nel 2001 usava il Pc all’asilo, mai capito cosa gli facessero fare . . . 🙂 So che se fino a qualche anno fa i nipoti arrivavano e mi chiedevano “posso andare al bagno”, da qualche tempo arrivano e mi chiedono: “posso andare su Fb” .… Leggi il resto »

camu
Admin

Forse più che come lettrice, dovresti proporti su quel sito come ospite 🙂

Fiordicactus
Ospite

@camu: Troppo buono! 🙂