le classi scolastiche al contrario

Visto che il nuovo anno scolastico è iniziato da qualche giorno, quale occasione migliore per prendere spunto da un esperimento condotto vari anni fa da due insegnanti di un liceo in Colorado, Aaron Sams e Jonathan Bergmann. L’idea alla base del loro approccio era abbastanza intuitiva: gli studenti hanno maggiormente bisogno dell’aiuto del professore quando fanno i compiti, non quando ascoltano la lezione. Sfruttando le moderne tecnologie a disposizione, crearono dei video delle lezioni che i ragazzi guardavano comodamente a casa propria, con la possibilità tra l’altro di tornare indietro se non capivano un passaggio, senza l’imbarazzo di fermare la lezione in classe, ed annoiare gli altri. Il giorno dopo, i compiti si facevano in classe, sfruttando una positiva interazione di gruppo e dedicando il tempo a forme più attive di apprendimento. Con il tempo, questa tecnica prese il nome di flipped classroom (ovvero classe al contrario).

In questi ultimi anni, inoltre, le classi in cui ogni studente ha un dispositivo elettronico (telefonino intelligente, tablet o computer portatile) sono diventate quasi la norma. Chi ha intuito le potenzialità di quei piccoli rettangolini nelle tasche dei propri alunni, ha già iniziato a rimuovere i cartelli che ne vietano l’uso in classe e che minacciano punizione severe in caso d’infrazione. Il proibizionismo, non è una novità, non ha mai funzionato in nessun contesto, dai liquori venduti sotto banco nell’America d’inizio secolo scorso, alle prostitute che infestano le strade d’Italia e portano criminalità. Fatta la legge, trovato l’inganno, era solita dire una mia professoressa al liceo.

Questo è quantomai vero nel caso della tecnologia. Qui in America a quei cartelli minacciosi stanno sostituendo altri che per converso incoraggiano gli studenti a bring your own device (riprendendo il concetto dei ristoranti che non hanno la licenza per gli alcolici e che quindi applicano la politica del bring your own wine). L’avanzamento della penetrazione delle nuove tecnologie non può essere arrestato: è evidente che telefonini e tablet costano sempre meno, sono sempre più potenti e diffusi, e persino una bimba di 18 mesi è in grado di usarli senza troppa fatica.

Un cambio di passo

Lavorando in un contesto universitario, personalmente credo che ci troviamo di fronte ad una preziosa opportunità di unire le due cose: la forza delle nuove tecnologie “sempre a portata di mano” può dare una forte spinta ai principi del modello della classe invertita. Perché limitarsi a scambiare di posto le lezioni ed i compiti a casa, quando la struttura e l’organizzazione della classe stessa possono essere trasformate?

Guardiamo al modello attualmente in vigore: un programma ben definito associato ad un ritmo ed a scadenze precise, a cui tutti gli studenti devono adeguarsi, a prescindere dalle loro capacità di apprendimento e voglia di approfondire certi aspetti. Finisce così che il ragazzo sveglio si sentirà annoiato perché il ritmo è troppo lento, ed inizierà a perdere interesse nella materia; analogamente il ragazzo lento si troverà presto indietro per il ritmo troppo veloce, ed anche lui perderà interesse non riuscendo a capire quello che gli viene spiegato.

Dando agli studenti la possibilità di guardare la lezione a casa, ognuno sarà libero di fermare il video, tornare indietro, o saltare passaggi ovvi, nella privacy della propria cameretta. E potrà approfondire o chiarire i propri dubbi con l’insegnante durante gli esercizi in classe, sviluppando un dibattito che fa sentire tutti partecipi. Esercizi di approfondimento online, da svolgere subito dopo aver guardato la lezione, consentiranno di mettere in pratica quello che si è appena imparato, e daranno all’insegnante un quadro della situazione, consentendo di tener traccia di lacune o evidenziando argomenti che necessitano di ulteriore approfondimento.

Un cambio alla guida

Invertire la classe significa anche cambiare gli equilibri tra insegnante e studenti: l’approccio tradizionale investe il professore del ruolo di comandante e stabilisce un flusso generalmente unidirezionale d’informazione. Svolgendo gli esercizi in classe, il controllo passa ai ragazzi, alle loro domande e curiosità: la scaletta della giornata da statica e prestabilita, diventa dinamica ed adattabile a seconda di errori d’interpretazione della lezione. La scuola in questo nuovo modello sembra finalmente svolgere uno dei ruoli che la definiscono: soddisfare le esigenze di conoscenza degli studenti.

Mi pare sia stato Winston Churchill ad aver pronunciato la famosa frase Anyone who has information – owns the world. Riflettendoci, per gli insegnanti di oggi, l’unica informazione tangibile sul livello di apprendimento viene dalle interrogazioni e dai compiti in classe. Tutti dati che però non sono rielaborati e presentati sotto vari punti di vista. La tecnologia potrebbe portare tutto questo a nuovi livelli: facendo i compiti al computer, il sistema può tener traccia di errori, calcolare statistiche, evidenziare criticità e dare un quadro accurato della storia del singolo studente. Avendo la possibilità di aggregare questa massa di informazioni a livello regionale e nazionale, si potrebbero correggere i programmi e calcolare chissà quante altre cose.

Un cambio nei contenuti

La forza delle reti sociali, Facebook in testa, è nell’immediatezza della condivisione. Sto passeggiando per i vicoli di New York e scopro un simpatico ristorantino italiano? Mi basta tirar fuori l’iPhone per condividere una foto su Flickr, leggerne le recensioni della comunità, scrivere le mie impressioni a fine cena. Pensa a cosa vorrebbe dire applicare tutto questo all’ambito scolastico: significherebbe poter chiedere al mio compagno di classe un chiarimento su un dato passaggio, oppure postare la mia soluzione a quella complicata equazione di secondo grado, o andare su Wikipedia e leggere un punto di vista diverso. In tempo reale. Questa è la scuola che vorrei.

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elfonora
Ospite

Mi sembra una cosa molto interessante e molto sensata.

elfonora
Ospite

Sono d’accordo. Nella mia università molti professori si occupano dell’uso della tecnologia per l’insegnamento, quindi si respira un’aria molto “open-minded” in ambito di metodi d’insegnamento. Io ho anche usato proprio Facebook per le classi di lingua.

giglio
Ospite
giglio

Interessante, ma niente può sostituire una “bella lezione”, il difficile è trovare chi le fa…
Io ho fatto un corso d’inglese all’Università totalmente on line da casa…mi è servito per superare l’esame, ma non ad imparare l’inglese… Ora vanno di moda i corsi d’aggiornamento FAD, perché costano meno, ma a me non piacciono molto.

giglio
Ospite
giglio

Si infatti di docenti reali neanche l’ombra. Ci sono aule virtuali, forum, contatti e-mail.
Per quanto riguarda i telefonini ultima generazione, il problema non sono le telefonate, ma l’utilizzo per svolgere i compiti in classe.Ti colleghi ad internet e trovi tutto versioni di latino, temi d’italiano, traduzioni linguistiche ect Addirittura mi sono ritrovata anni fa con una collega che rispondeva agli sms del figlio alle medie, in difficoltà con il compito in classe.

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[…] può davvero rivoluzionare lo status quo è l’insegnamento. L’approccio della classe invertita, di cui sono un gran sostenitore, è solo la punta dell’iceberg. Sistemi come Skype […]