la cattedrale ed il bazaar

I miei lettori più giovani e quelli a digiuno d’informatica probabilmente non ne avranno mai sentito parlare, ma circa quindici anni fa un tale di nome Eric Raymond pubblicò un saggio intitolato La Cattedrale ed il Bazaar, in cui categorizzava i due grandi filoni dello sviluppo software: quello che parte dall’alto, con un’entità a capo dei lavori e tanta manovalanza che esegue gli ordini, e quello che parte dal basso, con una comunità che discute e decide quale implementazione seguire.

Nel modello a Cattedrale, ci spiega Wikipedia, il programma viene realizzato da un numero limitato di “esperti” che provvedono a scrivere il codice in quasi totale isolamento. Il progetto ha una suddivisione gerarchica molto stretta e ogni sviluppatore si preoccupa della sua piccola parte di codice. Nel modello a Bazaar il codice sorgente della revisione in sviluppo è disponibile liberamente, gli utenti possono interagire con gli sviluppatori e se ne hanno le capacità possono modificare e integrare il codice. Lo sviluppo è decentralizzato e non esiste una rigida suddivisione dei compiti, un programmatore di buona volontà può modificare e integrare qualsiasi parte del codice.

Tutto questo mi è venuto in mente l’altro giorno, seguendo la discussione che si è sviluppata in calce ad un mio articolo che analizza l’evoluzione di WordPress e di Joomla. Un paio di utenti, entrando senza neanche bussare, hanno fatto interventi a gamba tesa del tipo

(scrive Carlo) Scusa Camu, non prenderla a male, conosci qualche design pattern? Conosci tutti i vantaggi della programmazione ad oggetti? Conosci argomenti quali PDO, ORM, MVC ecc ecc? Purtroppo questi argomenti [..] li ho dovuti imparare alla facoltà di ingegneria informatica. Se non li conosci, permettimi un suggerimento, lascia stare WordPress e i CMS e studiati un buon linguaggio di programmazione ad oggetti. Java è ottimo per iniziare. [..] Camu, tu secondo me tutto sei fuorchè uno sviluppatore. PHP non è adatto per progetti enterprise, infatti in questo campo Java è il padrone assoluto.

Passi il fatto che chi usa il titolo “webmaster” ancora nel 2012 mi fa tanta tenerezza, passi la bestialità dell’ultima riga (toc toc: molti pezzi di Facebook sono scritti in PHP e non in Java, come mai?), passi persino il fatto che io non sono uno sviluppatore (vallo a raccontare a tutti quelli che usano il mio plugin per WordPress). Ma un sedicente webmaster che consiglia di lasciar perdere i CMS e studiarsi un buon linguaggio e scriversi un sistema di gestione dei contenuti “in casa” anziché usare la marea di programmi esistenti, mi sa tanto di approccio a Cattedrale del secolo scorso.

Reinventare la ruota tutte le volte è solo una scusa per spillare più soldi al malcapitato cliente, che si ritroverà in mano un sistema chiuso e di cui solo una persona al mondo conosce il reale funzionamento. Il grande miracolo del “codice aperto” ci ha regalato in questi ultimi venti anni ottimi programmi, dal gestionale alle banche dati, dal web ai telefonini intelligenti Android. E mi si rizzano i peli sulle orecchie a leggere che, ancora nel 2012, in Italia c’è gente come Carlo.

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TrapGiovanni ~ QuacoscamuEmanuele Recent comment authors
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Emanuele
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“[…] in Italia […]”.
Ciao,
Emanuele

Giovanni ~ Quacos
Ospite

Sembra che debba dimostrare a sè stesso che ciò che ha studiato avrà un senso nella sua vita.