il ruolo della cina nella crisi dell’economia

A volte mi chiedo se sia solo io a vedere un disegno molto più grande di quello quotidiano nella situazione di depressione economica mondiale che stiamo attraversando. Probabilmente le tesi complottistiche che leggo in rete influenzano un po’ il mio pensiero, ma l’idea che ai massimi livelli (quelli del Nuovo Ordine Mondiale e del triangolo di Dio sulle banconote americane da un dollaro) sia in atto uno scontro tra Occidente ed Oriente, e che non sia chiaro chi siano i buoni e chi i cattivi, mi affascina non poco. 

Questa recessione, cominciata negli Stati Uniti a metà del 2007 come crisi del mercato immobiliare, è divenuta una malattia finanziaria di portata mondiale, che secondo alcuni ha reso manifeste le conseguenze della liberalizzazione e globalizzazione dei mercati. L’estensione pressoché immediata della crisi al resto del mondo trova spiegazione nella stretta interconnessione esistente tra i diversi mercati, nella liberalizzazione e flessibilità delle operazioni finanziarie e degli scambi commerciali. La Cina ha cominciato a stringere un guinzaglio intorno al nostro collo: da un lato vendendoci le merci a prezzi ridotti (grazie al costo della manodopera quasi nullo ed alla mancanza di protezioni per quei poveracci), facendo concorrenza sleale agli imprenditori occidentali; dall’altro prestandoci fiumi di soldi per poterci illudere di poter mantenere il nostro stile di vita agiato.

Le tesi più estreme tirano in ballo le organizzazioni criminali e le logge massoniche, ma guardando al quotidiano, in Italia, sono gli imprenditori onesti quelli che soffrono di più. Qualche tempo fa ho letto della campagna di boicottaggio di una famosa azienda che produce calze ed intimo femminile: si fa presto a puntare il dito contro chi è costretto a spostare la produzione all’estero per non restare stritolato da pressione fiscale e concorrenza sleale. C’è anche chi prova a denunciare questa situazione: una recente inchiesta su Report (grande Gabanelli!) si occupava nello specifico dell’industria di divani ed affini, e sono rimasto sconcertato per quello che ho sentito nel video su Youtube:

È nell’ambito di questo contesto, che emerge la denuncia di Pasquale Natuzzi, fondatore del Gruppo Natuzzi, che tutti conosciamo meglio come Divani&Divani. Un’azienda che ha portato lo stile in salotto, come solo gli Italiani sanno fare (e questo ce lo invidiano anche gli americani). Uno stile al quale persino io mi sono ispirato quando ho deciso di ridisegnare l’aspetto grafico del mio blog. Come avrai visto nel filmato qui sopra, Natuzzi affronta la crisi di mercato sottolineando l’importanza del rispetto delle regole e denunciando la concorrenza sleale. Quella che si affida alla produzione realizzata dai cosiddetti terzisti, per lo più cinesi, scrollandosi di dosso la responsabilità di quello che succede in queste aziende che, come si evince da alcuni controlli effettuata della guardia di finanza, non rispettano le regole a tutela del consumatore e del contribuente che paga regolarmente le tasse.

Guardo alla situazione americana, e mi rassegno all’idea che i giochi ormai siano fatti: l’altro giorno per curiosità guardavo dove fossero prodotte le cose che avevo tra le mani, e non ne ho trovata una che fosse fatta in America. Made in China, dappertutto. Ma la colpa, secondo me, non è delle aziende che acquistano componenti cinesi invece che fabbricarli qui: per sopravvivere in questo mercato così agguerrito, non hanno scelta. Se può consolare, non è un male che affligge solo l’Italia: il mio amico Trap mi segnalava un prodotto che stanno sviluppando in Inghilterra, un computer microscopico dalle grandi potenzialità, il Raspberry PI. Beh, i progettisti si sfogano sul blog, parlando della loro ricerca di un’azienda che glielo produca. Indovina alla fine chi hanno scelto?

D’altro canto, però, meno fabbriche, significa meno operai da poter assumere, e giù fino a meno dirigenti d’azienda. Le opportunità lavorative diminuiscono, e quindi non ci rimane che chiedere soldi in prestito ai cinesi, per acquistare i loro stessi prodotti. A me questa cosa fa un po’ paura, però sto già pensando di iscrivermi ad un corso di cinese (ce n’è uno qui dove lavoro), non si sa mai.

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KennycamuCyberAngelFrancescol Recent comment authors
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Trap
Ospite
Trap

Interessante la tua analisi, manca solo un ultimo pezzetto, che sarebbe il “colpo finale”:

le aziende perdendo continuamente valore, possono essere acquistate ai prezzi stracciati dai… cinesi o simili. È la stessa cosa che sta capitando ad esempio ad aziende americane, anche se il governo ha bloccato la vendita di alcune loro (come una società energetica californiana).

Inoltre, guardiamo quello che è successo all’Argentina e agli Stati africani: quando erano in crisi di liquidità, si sono fatti prestare soldi dalla Cina in cambio di costruzioni di strade, ponti, ospedali, case ad opera… di aziende cinesi. Ossia la Cina ci ha guadagnato!

camu
Admin

@Trap: allora faccio bene ad iscrivermi al corso di Cinese 🙂 Da qui a 10 anni, mi sa che dovremo emigrare tutti a Pechino…

Jack
Ospite

@camu: MAI!

camu
Admin

@Jack: i cinesi ci faranno lavorare 15 ore al giorno nelle loro fabbriche, pagandoci pochi spiccioli e facendoci vivere nei ghetti delle loro metropoli 🙂 Non ti alletta questa prospettiva? Beh, meglio che te la fai allettare, perché è così che finirà…

Jack
Ospite

@camu: ma scherzi?

Caigo
Ospite

@Jack: Tranquillo Jack. 😉 L’anno scorso un mio conoscente ha fatto un viaggio in Cina. Un giorno passando attraverso una piazza notò la presenza di decine di spazzini con le loro simil-ape-car a pannelli solari immobili con la scopa in mano in attesa di chissà quale evento. Il mio conoscente chiese alla guida: “perché non usano una spazzatrice in questo posto invece di tenere qui decine di persone ferme a far nulla?”. La guida rispose: “Qui lo stato è un padre (padrone) ti da tutto quello ti serve, ti omologa e non potrai mai accusarlo di trascurati, di non darti… Leggi il resto »

camu
Admin

@Caigo: questo già mi conforta un po’ di più 🙂 Intanto ho guardato un paio di lezioni di un corso di cinese base su Youtube… parlarlo sarà impossibile, ma almeno leggerlo sembra meno duro di quanto pensassi!

Jack
Ospite

@Jack: allora concludo col dire che meglio barbone che cinese, sperando che una roba simile non accadra’ mai (ma non lo fara’)

camu
Admin

@Jack: beh, se ti rispondi da solo, già stiamo messi bene 🙂 Comunque accadrà, puoi starne sicuro. Non certo stanotte (almeno spero), ma accadrà. Ma se tu preferisci non guardare al quadro nel suo complesso, non sarò certo io a infrangere la tua sfera di cristallo!

l
Ospite
l

@Jack: informati con quali soldi l’Argentina ha superato la crisi del bond nel 2000 🙂

CyberAngel
Ospite
CyberAngel

@camu: Io sul corso di cinese mi son già portato avanti. L’ho preso un paio di anni fa quando uscì per la prima volta in edicola. Imparare un’altra lingua/e (francese e cinese e magari russo) rientra fra i miei TODO 2012/13!

camu
Admin

Beh casomai facciamo poi pratica insieme 🙂

Piero_TM_R
Ospite

Camu, siamo in due ad avere questa visione del mondo e di come procedono le cose. Il mondo occidentale, quello che si definisce industrializzato è schiacciato a mio modesto parere da Cina, India e Brasile che stanno crescendo esponenzialmente e troppo rapidamente, così sbilanciano, forse anche volutamente, le cose e ci troviamo in questa situazione.

camu
Admin

@Piero_TM_R: come ho scritto sul tuo blog (grazie per la citazione), credo siamo giunti ad uno di quei punti nella storia del mondo in cui cambia chi sta al comando. E’ già successo con i Greci, con i Romani, con l’impero Austro-Ungarico e con gli ottomani. Anche l’impero d’occidente è destinato a finire. E con esso il mondo per come lo conosciamo. Solo che invece di fionde, spade e cannoni, oggi si usano le sottili armi del commercio e dell’economia.

Francesco
Ospite

@camu: ha ragione chi dice che ci siamo adagiati sul nostro status troppo ignari (ma intendo dire ignoranti) dell’Oriente.
Le civiltà asiatiche non hanno mai avuto niente da invidiare a quella classica e a Roma.
Pare che gli inviati orientali spesso tornassero nelle loro città a riferire che non trovavano nulla di più o migliore di quanto non avessero già: architettura, infrastrutture, arte, letteratura, cultura della polis, tessuti e abbigliamento, modus vivendi, filosofia, scienza.
Roma all’apice dello splendore imperiale raggiunse il milione di abitanti… era grande quanto Baghdad!

Piero_TM_R
Ospite

@camu: Lo sai che leggo sempre, non commento quasi mai.
Comunque la penso come te, solo che questa volta a soccombere saremo noi occidentali.

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[…] ho letto un bel post di Camu che praticamente ricalca a grandi linee il mio pensiero (anche se il post è sponsorizzato […]

giglio
Ospite
giglio

La terza guerra mondiale è finanziaria.Altro che inglese, bisogna imparare il cinese!!!!

camu
Admin

@giglio: io lo dico sul serio, e sono contento che alla scuola superiore del mio paesello, tra le lingue da poter scegliere, ci sia anche il Cinese mandarino. Gli americani, sono sempre avanti 🙂

giglio
Ospite
giglio

Anch’io dico sul serio. Concordo con te. Qualche anno fa ho letto un libro di Federico Rampini che illustrava l’avanzamento dei cinesi e indiani. Fine del mondo occidentale e ritorno del mondo orientale

camu
Admin

Grazie, avevo sentito parlare di Rampini, ho anche ascoltato una sua intervista su radio 24. Ma solo ora scopro che ha un blog in cui dice cose interessanti. Lo aggiungo ai preferiti…

Trap
Ospite
Trap

Comunque anche la Cina non sempre se la passa bene. Per non parlare delle città fantasma, ossia costruite per dare inizio a nuove città industriali. Su internet si trovano migliaia testimonianze e l’avevano fatto vedere anche su Report. Una tra tutte con tanto di foto. Una sola parola: impressionante!

Kenny
Ospite

Natuzzi era stato intervistato pure dalle Iene e ribadiva proprio il fatto di non voler cedere alle politiche sbagliate che fanno chiudere tante realtà italiane.
Che nella storia economica mondiale ci siano potenze nuove che scavalcano ciclicamente le altre non mi sembra una grande novità…
Ma credo sia semplicistico vedere nei cinesi il pericolo per la ns economia, una conoscente lavora come responsabile produzione(italiana)in cina e racconta cose allucinanti di come gli italiani li puntino al ribasso dei prezzi e come si approcciano ai cinesi, con arroganza e maleducazione.