il cervello riconfigurato

Leggevo l’altro giorno un interessante articolo su Wired che spiegava come la rete abbia cambiato il modo di funzionare del nostro cervello, letteralmente. Stando ad un esperimento condotto da un professore americano, la gente assuefatta alla navigazione ipertestuale ha un’attività celebrale molto più marcata dei neofiti che invece non hanno dimestichezza con mouse da cliccare e pagine web. In particolare l’area della corteccia prefrontale, associata con la risoluzione dei problemi ed il dover decidere qualcosa, si accendeva molto più spesso. Mentre sottoponendo i due gruppi alla lettura di un libro od altre attività “lineari”, non si notavano differenze sostanziali. Insomma, il cervello dei vecchi lupi di mare… ehm, del web, si è riconfigurato, cambiando le connessioni tra neuroni, in seguito all’uso di Internet.

Allora il professore s’è chiesto cosa sarebbe successo se avesse fatto “studiare” Internet per qualche settimana al gruppo di neofiti. Beh, il risultato è stato sorprendente: ripetendo il test, adesso anche questi mostravano un’elevata attività della corteccia prefrontale. Le nuove scansioni hanno rivelato che la loro attività cerebrale era cambiata radicalmente, e che adesso assomigliava a quella dei navigatori veterani. “Cinque ore su Internet ed i soggetti avevano già ricablato il loro cervello” ha scritto il professor Small. In altre parole, mantenendo continuamente al lavoro quei neuroni, Google e soci sembra rendere le persone più intelligenti. O meglio, più attive: come lo stesso Small ha evidenziato, maggior attività celebrale, non sempre vuol dire miglior attività celebrale.

Già, perché stando a varie altre ricerche condotte da neuropsicologi, insegnanti e tecnici del settore, quando entriamo in rete, ci immergiamo in un ambiente che promuove una lettura superficiale, frettolosa e distratta, che non stimola l’apprendimento. Sebbene Internet ci conceda un facile accesso ad enormi quantità di informazioni, ci sta trasformando in pensatori meno profondi, letteralmente cambiando la struttura del nostro cervello. Una cosa a cui gli inventori del web non avevano certo pensato, negli anni Ottanta. A quel tempo molti insegnanti erano convinti che l’introduzione di collegamenti ipertestuali in un testo visualizzato sul monitor sarebbe stata una manna per l’apprendimento.

L’ipertesto, stando alle teorie dell’epoca, rafforzerebbe il pensiero critico, consentendo agli studenti di passare facilmente tra diversi punti di vista. Liberati dalla lettura sequenziale richiesta da pagine stampate, i lettori sarebbero in grado di costruire nuovi tipi di connessioni intellettuali tra opere e concetti diversi. L’ipertesto era la tecnologia che c’avrebbe liberato dalla schiavitù dell’apprendimento tramite libri e company. Poi, negli anni Novanta, già l’entusiasmo s’era trasformato in scetticismo. La ricerca iniziava a dipingere un quadro più completo e molto diverso degli effetti cognitivi dell’ipertesto. Navigare tra documenti collegati, si è scoperto, comportava un sacco di ginnastica mentale: valutare i collegamenti ipertestuali, decidere se cliccare, orientarsi tra diversi formati, contestualizzare i concetti. Tutte azioni intrinsecamente estranee al processo lineare della lettura. Per farla breve: l’ipertestualità ci impedisce di assimilare i concetti.

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Nicola
Ospite

Secondo alcuni psicologi il computer non dovrebbe essere dato ai bambini al di sotto di 10 anni… blocca la normale crescita del cervello. E’ un controsenso dire che internet aiuta l’attività del cervello… Insomma è come la storia del caffè prima dicevano che faceva male, ora che è pieno di antiossidanti…

camu
Admin

@Nicola: sono d’accordo, ma come in tutte le cose, l’uomo va sempre avanti a tentoni, per vie empiriche. Un po’ come quando c’era la stregoneria, che poi si è evoluta nella chimica moderna 🙂

Nicola
Ospite

Ma a prescindere dalle vie empiriche, io ti parlo di era moderna, anche quando dicono che qualcosa fa venire il cancro e poi se la rimangiano dieci giorni più tardi. Ci sarà sempre chi dirà una cosa e chi la smentirà x minuti dopo…

camu
Admin

@Nicola: verissimo 🙂 Infatti anche per Internet sta andando così… prima tutti a lodarne i benefici e ora…

Francesco
Ospite

Ciao, leggo con gioia questo articolo sul tema della mia specializzazione. Sono Esperto in metodologie per l’E-learning (non Electronic ma Extended Learning, preciso sempre). Entrambe le scuole di pensiero sono portatrici di considerazioni giuste perchè l’una modalità di apprendimento (o di elaborazione) non esclude ma completa l’altra. La base dell’apprendimento sono i metodi tradizionali (l’aula con la lezione frontale e il testo sequenziale se facciamo riferimento alla scuola), ma l’utilizzo della Rete contribuisce con una valore aggiunto: poter accedere alle risorse online (che necessariamente devono essere piccoli granuli di sapere) costruendo il proprio percorso è un momento fondamentale di autonomia.… Leggi il resto »

camu
Ospite
camu

@Francesco: concordo con quello che dici, che in breve si può riassumere con: internet è uno strumento che, se usato bene ed accompagnato da altri strumenti, migliora ed aumenta le possibilità di apprendimento delle persone. Come in tutte le cose, anche Internet non è “bene” o “male” di per sé, dipende dall’uso che se cerca di fare.

Francesco
Ospite

Camu, concordo sulla neutralità di Internet e sulla necessità di farne buon uso. Non concordo con gli psicologi che ne vieterebbo l’uso ai piccoli: se la Playstation fosse usata a fini didattici, il suo valore ludico (il divertimento che crea) e il suo potere “immersivo” sarebbero ottimi ingredienti per l’apprendimento. Sono con chi sostiene che lo studente giovanissimo dovrebbe avere a disposizione il pc più evoluto, lo studente più adulto una macchina più semplice orientata prevalentemente alla gestione del testo senza grande potenziale di animazioni o 3d. E adesso un gioco: immaginate una sala operatoria di 1000 anni fa e… Leggi il resto »