i talebani dell’accessibilità

Circa un anno fa, in una lista di discussione che parla di web accessibile, Sofia Postai coniò questa azzeccata espressione, che nell’ambiente è anche oggi abbastanza usata. Serve ad indicare gli intransigenti, coloro che propugnano a spada tratta l’accessibilità, a suon di leggi, proclami bellicosi e bollini. Ne scaturì addirittura un articolo su Punto Informatico, nota rivista online che si occupa quotidianamente dello scibile “computeristico” (dal wifi all’etica del web, dalle nuove memorie per cellulari alla preistoria dei processori).

Riprendendo le parole di Lorenzo Spallino, la cosa curiosa è che accessibilità e disabilità sono cose tra loro lontane e ben distinte. Possono sembrare affermazioni forti, ma la percezione è che nell’immaginario collettivo del web gli esperti di accessibilità godano di una sorta di sacro crisma dell’infallibilità e non criticabilità in quanto agirebbero in difesa di soggetti “minori”, altrimenti non tutelabili. Si viene quindi a creare, un po’ come per gli omonimi capi religiosi dell’Afghanistan, una figura “superiore” ritenuta quasi intoccabile, pronta a distruggere ogni sito costruito con dedizione e impegno, in nome dell’accessibile.

Per quanto mi riguarda, io sono sempre stato un moderato in tutto… e quindi anche per il web non potevo che adottare lo stesso approccio. Se da un lato mi piace fare “le cose per bene” come quelli che fabbricano formaggini e mozzarelle, dall’altro cerco sempre di non essere troppo estremista. I risultati sono anche visibili in questo stesso blog: accessibilità, ma con discrezione. Per non scadere nel minimalismo estetico dei talebani multimediali, ma anche per beneficiare di tutte le cose positive che l’accessibilità porta con se.

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