come scrivere titoli migliori

Fare qualcosa, dicevano gli antichi, è sempre meglio di non far nulla. Ma non sempre è così: leggere un articolo che spiega le ultime tecniche sulla famigerata search engine optimization, non serve a niente se poi non le si mette in pratica, concretamente, sui propri siti. Dopo aver sistemato, in maniera più o meno soddisfacente, la questione dell’aspetto grafico del mio blog, è ora di occuparsi dei contenuti. Il mantra che gli addetti ai lavori ci ripetono oramai da anni è che il contenuto è il Re della rete, e che bisogna quindi concentrarsi sul produrre contenuti migliori, specifici e ben organizzati in un contesto preciso. Personalmente, ho sempre ritenuto che questa sia solo una faccia della medaglia: se non hai un contenitore altrettanto ben fatto (usabile, accessibile e fruibile), non hai concluso nulla. Pensa ad esempio ad un cartone del latte che può essere aperto solo con una sega elettrica: dentro ci può essere il miglior latte biologico del mondo, ma non tutti potranno berlo.

Le pagine dimenticate

Ora che il contenitore è ragionevolmente facile da aprire, posso iniziare a dedicarmi al contenuto. Ed oggi voglio spiegarti l’approccio che seguirò, facendo allo stesso tempo un po’ di pubblicità al mio plugin. Già, perché alla base di ogni approccio serio all’ottimizzazione del proprio sito per i motori di ricerca, c’è sempre un’analisi delle statistiche d’accesso. Allora mi sono posto la domanda: quali pagine sono attualmente poco accedute e meritano una “spintarella” per diventare più visibili? Con WP SlimStat bastano un paio di click per ottenere l’elenco delle pagine meno accedute (eventualmente filtrate per una specifica categoria, che so… la cucina):

Con il mio plugin è anche possibile filtrare in base al tasso di rimbalzo (se non sai di cosa si tratta, che stai leggendo a fare quest’articolo?) Queste pagine sono state accedute da meno dello 0,01% dei visitatori totali, per il mese corrente, e prima che muoiano per sempre, ci vuole un colpetto di defibrillatore per riportarle in vita.

Conosci il tuo paziente

Non esiste una ricetta magica, una formula matematica che data una pagina ti dice come migliorarne la visibilità: ogni contenuto è un caso a sé che va trattato indipendentemente dagli altri. La prima domanda, a questo punto, è: di cosa parla quest’articolo? Quello che ho scelto come esempio qui sopra, tratta di ministre. Ma che tipo, esattamente? Il titolo “minestra antifreddo” non riflette affatto il contenuto, e di conseguenza Google è disorientato e non posiziona quella pagina come dovrebbe.

La medicina di Google

Una volta capito che una pagina ha un titolo che non descrive in maniera chiara e diretta il suo contenuto, analizzandola possiamo cercare di pensare ad alternative più utili e vicini alla realtà, ed allo stesso tempo che attirano l’attenzione dei visitatori. Nel mio caso ad esempio ho partorito queste possibilità:

  • minestra di pasta
  • minestra con piselli
  • ricetta per la minestra

Come fare a scegliere quello migliore? Google, come sempre, ci viene in aiuto con una delle sue medicine, che nel caso specifico si chiama Insights (che potrebbe essere tradotto come “illuminazioni”, non nel senso elettrico del termine, ovviamente). Uno strumento gratuito che, poggiandosi sull’infinita conoscenza della Grande G sulle tendenze di quello che la gente cerca. Il funzionamento è semplice quanto geniale: inseriamo i titoli che ci sono venuti in mente, e vediamo quale attira più traffico:

Le impostazioni di base vanno già bene, quindi non è necessario cambiare nessun parametro, a meno che non si sappia quello che si sta facendo. Il grafico qui sopra mostra quale sia la scelta migliore tra le varie inserite. Non solo, scorrendo in basso all’interno della stessa pagina, ci vengono offerte ulteriori possibilità che soddisfano i criteri di visibilità che stiamo cercando. Se si ritiene che uno di questi titoli sia altrettanto valido, possiamo usarlo per il nostro articolo.

Aggiorna, non cancellare

Alcuni preferiscono cancellare i contenuti morti del proprio sito, un po’ come si farebbe con i rami secchi di un albero, per dare più respiro e più spazio ai nuovi virgulti che spuntano. Ci sono pro e contro, personalmente è una pratica che adotto molto di rado, in genere se il contenuto non è più veritiero o se proprio mi rendo conto di aver detto una gran cavolata. Se anche tu decidi di seguire questa strada, ricordati di impostare un redirect 301 che porti l’utente verso la pagina principale. Oppure di configurare una pagina 404 che non lasci l’utente disorientato ed abbandonato a se stesso.

Riassumendo

  • Trova una pagina che non raccoglie visite o che ha un elevatissimo bounce rate (tutte cose che puoi fare usando il mio plugin)
  • Cerca di capire di cosa parla l’articolo
  • Inventa un titolo più significativo
  • Usa Google Insights per scegliere l’opzione vincente
  • Cambia il titolo di conseguenza
  • Ripetere il procedimento dopo 30 giorni

7
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Francesco
Ospite

Anch’io non butto via niente, anzi mi piacerebbe che su tutto il web si seguisse la buona prassi di mantenere uno storico dell’evoluzione di ogni sito.
Ho sentito molti pareri contrari, però…

camu
Admin

@Francesco: come dice Davide (aka Tommy) qui sotto, non sono d’accordo neppure io sul “tutto fa brodo”. L’archivio rischia di diventare un pericoloso rumore di fondo, un annacquamento dei contenuti migliori e utili, un rischio di far perdere il navigante in una marea sterminata di contenuti nei quali finirà per affogare senza aver trovato quello che cercava. L’archivio si, ma delle cose che vale la pena salvare 🙂

Francesco
Ospite

@camu: aspetta, aspetta. Chiaramente non intendevo arraffazzonare (nelologismo?) nulla.
Però conservare.
Sto pensando a una sezione aperta di uno dei miei blog dove raccogliere (anche dall’esterno) contenuti che si è dovuto buttar via (anche il semplice titolo di un articolo che è risultato per qualsiasi motivo inadeguato).
Ma anche fotografie di oggetti scomparsi o da cui ci si è dovuti staccare (l’auto adorata che si è dovuto cambiare, la casa in affitto finalmente lasciata da anni per quella di proprietà etc.).

Davide
Ospite

Anch’io ero convinto che “tutto fa brodo”. Ma alla lunga credo che sia più soddisfacente mantenere un certo taglio: ecco perché ho preferito rimuovere i contenuti troppo personali e autoreferenziali (“ombelicali”, dicono). Aggiornare, spesso, sarebbe troppo faticoso: meglio riscrivere ex novo.
Quanto ai titoli, mi sembra un po’ riduttivo considerali “migliori” solo perché meglio indicizzati: spesso un titolo insolito, curioso e non banale può attrarre altrettanti visitatori – magari quelli più attenti, piuttosto che quelli provenienti dal risultato in cima su Google…

camu
Admin

@Davide: come dicevo a Francesco, concordo sulla tua visione che non è vero che tutto fa brodo. Io per scelta “editoriale”, sin dall’inizio ho deciso di dare un taglio non personale a questo blog, regola che viene sgarrata in rare eccezioni, e praticamente mai per dire soltanto che ieri sera ho mangiato cotolette di pollo e fagiolini. Sui titoli “migliori”, l’ideale sarebbe poter bilanciare le due correnti di pensiero: titoli non banali che allo stesso tempo aiutano il posizionamento. Questo è il mio obiettivo, vediamo cosa riuscirò a fare…

Emanuele
Ospite

Personalmente non amo cambiare titolo, soprattutto quando associ allo stesso un permalink. Un buon link è un link che non muore mai recita una vecchia regola. Inoltre sei sicuro bastino 30 giorni per vedere gli effetti del cambiamento? Certi argomenti possono dipendere anche da altri fattori (vedi se parli di ombrelloni o tecniche per fare il miglior pupazzo di neve). Tutto è da contestualizzare e un tempo preciso non esiste. Infine Google indica come “migliori” i titoli più generici (perché ovviamente raccolgono più utenti), non sempre però questo paga. Potresti interessare benissimo ad un pubblico di nicchia piuttosto che salire… Leggi il resto »

camu
Admin

@Emanuele: beh, ma è per questo che il punto di partenza sono sempre le statistiche d’accesso. Se una pagina è vista da 12 visitatori su 20 mila nell’arco di un mese, non “interessa” a nessuno, neppure alla nicchia 😉 Probabilmente perché il titolo non rende giustizia al contenuto… In merito al tempo ben preciso, le ricette di cucina, almeno nel mio caso, spesso non dipendono dalla stagione.