cinque frasi che non ti fanno far carriera

L’altro giorno leggevo un articolo che elencava 10 frasi o parole che, dette in un contesto lavorativo, possono dipingerci negativamente e quindi tagliare le gambe ad un possibile avanzamento di carriera. Probabilmente un intervento più adatto alla cultura americana o giapponese, imperniate intorno al lavoro ed alla produttività, ma utile anche a qualche italiano che stia meditando di fare il grande passo. Già, perché per avere successo, spesso non basta essere bravi nel proprio mestiere, e dimostrare di intendersene: il quadro che dipingiamo di noi stessi quotidianamente con il nostro modo di esprimerci, può dare una cattiva impressione a chi può decidere delle nostre sorti lavorative. Mentre leggevo l’elenco, mi sono reso conto di commettere anch’io alcune delle infrazioni citate, ed ho avuto modo di riflettere su come migliorare quest’aspetto della mia comunicazione.

Solo pochi possono permettersi il lusso di dire quello che vogliono

Non è compito mio

Una frase che evidenza quello che non sai fare, piuttosto che quello che sai fare. Dipingendoti come uno a cui non piace il gioco di squadra, ma che preferisce andare in solitaria. Senza contare che esprime una mancanza di flessibilità, adattamento e voglia di imparare qualcosa di nuovo, tutte qualità necessarie a chi voglia scalare la piramide del comando. Un modo alternativo per esprimere lo stesso concetto potrebbe essere “Non è proprio la mia specialità, ma potremmo trovare insieme qualcuno più adatto a risolvere questo problema”

Penso che…

Alcuni definiscono questa ed altre frasi (credo che, mi pare di) come parole “da saldo”, nel senso che ti fanno apparire meno autorevole e riducono nel contempo l’importanza del messaggio che segue. “Penso che questa sia la strategia migliore” è meno incisivo che “Questa è la strategia migliore”, non trovi? Analogamente, cerca di eliminare parole come vorrei o mi piacerebbe: invece che dire “vorrei ringraziarti”, un semplice grazie è molto più efficace.

Non saprei

Forse a te sembrerà di essere onesto, ma agli occhi del tuo interlocutore è solo un modo sbrigativo per levarti d’impiccio. In controluce si vede un alone di pigrizia e mancanza di volontà nel prendersi cura di quella richiesta. “Fammi dare un’occhiata” suona già meglio, mentre rimettere la palla nelle mani dell’interlocutore è ancora meglio: “sapresti dirmi di più sulla richiesta in questione e dove potrei trovare informazioni al riguardo?” è geniale.

Non posso

Come prima, anche quest’affermazione suggerisce una rigidità e la mancanza di voglia nell’aiutare un collega o trovare una soluzione. Il tuo obiettivo è mostrare al datore di lavoro che può contare su di te, quando si presentano nuove sfide alla porta. Cerca di approfondire la questione, e di proporre soluzioni alternative. Se ad esempio non puoi partecipare ad una riunione per via di un conflitto nel tuo calendario, individua qualcuno che possa sostituirti e proponilo come risposta.

Ma…

La congiunzione ma ha spesso l’effetto di negare tutto quello che si è detto fino a quel momento: “quella maglietta ti sta proprio bene, ma gli orecchini non sono abbinati” farà concentrare l’attezione sulla parte negativa della frase. Questo perché l’uomo sembra essere geneticamente programmato per elaborare le cattive notizie in maniera più accurata di quelle positive (ed è per questo che i giornali fanno soldi a palate con i titoloni catastrofici, e la gente crede alle profezie Maya). Sostituendo ma con e, si ottiene un effetto migliore. In fondo sono entrambe congiunzioni 😉

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Matanahcamudario Recent comment authors
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dario
Ospite

Oddio, dovrei stamparmi questo intervento e impararlo a memoria!
Il problema è che in Italia ci hanno educato a “volare basso”…

d.

Matanah
Ospite
Matanah

negli ospedali britannici “Isn’t my job” pare sia la frase di rito. Non siamo solo noi nei guai