accessibilità e standard iso 40500:2012

Sono già passati quasi cinque mesi da quando il Consorzio W3C, dopo aver lanciato tanti anni fa l’iniziativa per un web accessibile (altrimenti nota come WAI), ha deciso di trasformare le linee guida partorite da quel gruppo di lavoro in un vero e proprio standard, noto agli addetti ai lavori come ISO/IEC 40500:2012. Probabilmente ti starai chiedendo come mai ho aspettato tutto questo tempo prima di parlarne, essendo io un gran sostenitore dell’accessibilità del web. Il motivo è quel pizzico di scetticismo che ultimamente accompagna il mio stato d’animo quando leggo qualsiasi cosa che abbia a che fare con questa branca bistrattata dell’informatica. Ed in effetti, come sospettavo, la trasformazione delle linee guida in un qualcosa di più formale, che aziende e pubbliche amministrazioni potrebbero usare per distinguersi dalla massa, in realtà è servita a ben poco.

Probabilmente un grosso impedimento alla diffusione di questi principi proviene dalla scarsa conoscenza dell’argomento da parte degli sviluppatori e degli amministratori. In Italia da quasi un decennio è in vigore una normativa in tal senso, la famigerata Legge Stanca, che si è audacemente spinta fino a definire sanzioni per i dirigenti pubblici che non rispettassero i capisaldi della norma in questione. Sanzioni mai date, principalmente perché nessuno ha mai assunto in maniera seria ed organizzata il ruolo di controllore. Ed in Italia, si sa, se nessuno controlla, la gente fa un po’ quello che gli pare. Persino l’iniziativa di aprire ai cittadini uno sportello per la segnalazione dei vari problemi, Accessibile.gov, è finita nel dimenticatoio ed abbandonata alle ortiche.

Ma la colpa, come ho sempre sostenuto, va divisa in parti uguali con le associazioni di categoria: nessuna associazione di disabili ha mai avviato una causa contro un’amministrazione mancante da questo punto di vista, e men che meno un privato. La mancanza di sentenze e l’elevato costo delle cause probabilmente ha bloccato anche questo possibile deterrente, mentre all’estero accade di frequente il contrario (famoso il caso qui in America di un gruppo di consumatori disabili contro Target, una grande catena di distribuzione, o del cieco contro il sito delle Olimpiadi di Sydney). Questi gruppi, in Italia, essendo sovvenzionati in buona parte dallo Stato, non vogliono certo mordere la mano che gli riempie il piatto. Chissà che il MoVimento 5 Stelle non riesca a cambiare anche questo!

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