La moglie ha preparato qualche sera fa una variante di questa ricetta, in cui ha cambiato le proporzioni dei vari ingredienti. Non potevo non immortalare il risultato del suo esperimento
Ah, dimenticavo: si accettano prenotazioni per la nascitura Pasticceria “Sunshine e Camu” eheh. biscotti alla ricotta: Leggi il resto »
Lo so che la stagione non è quella giusta: a parte pochi matti scatenati al sud, nessuno si sognerebbe di indossare un costume e fare un tuffo nella località balneare più vicina. Ma l’altro giorno, non so come, non so perché, con la moglie siamo finiti a parlare della famosa "leggenda metropolitana" secondo cui sarebbe molto pericoloso fare il bagno dopo mangiato. I veri ortodossi (ed io ne conosco alcuni) non osano neppure farsi la doccia dopo pranzo o dopo cena, sempre per via di questa diceria molto diffusa in Italia (ma non qui in America). Allora mi sono messo alla ricerca di maggiori informazioni in rete, ed ho trovato un interessante articolo in inglese. Che quindi ti propongo come lezione di oggi per il mio corso d’inglese.
riflessioni di un ex talebano dell'accessibilità, terza puntata
Per centinaia d’anni la progettazione di qualsiasi cosa ha sempre posto problemi di accessibilità. Non è certo una questione limitata ai siti web: dall’accesso ad un edificio agli ascensori, dalle automobili alle prese di corrente in cucina, dalla televisione ai giochi per bambini, sono tutte situazioni in cui, volendo, ci si trova ad affrontare l’argomento "accessibilità" dell’oggetto. La soluzione al problema è sempre stata che il progettista, usando la sua esperienza in materia, prende delle decisioni ragionate per rendere l’oggetto in questione usabile (o leggibile, o accessibile) dalla grande maggioranza delle persone. Conservando allo stesso tempo un dato margine di controllo sull’estetica e sulle funzionalità. E gli altri? Beh, semplicemente si sono adattati ad usare quell’oggetto come meglio potevano, magari aiutandosi con appositi ausili. In termini spiccioli, se il libro aveva dei caratteri troppo piccoli, l’ipovedente si comprava una bella lente d’ingrandimento.
Dopo la pausa Natalizia, riprende puntuale la rubrica più curiosa della blogosfera, quella che s’impiccia dei fatti dei blogger, che li rincorre in giro per la rete, estorcendo loro risposte ad improbabili domande di cui nessuno ancora ha svelato l’origine. Ora che la Befana (o i Re Magi, se abiti in Spagna) ha fatto il suo dovere e s’è portata via tutte le feste, ora che stiamo ancora imparando a scrivere l’anno nuovo nelle date sui documenti, non c’è nulla di meglio che rifocillare la mente ascoltando cosa hanno risposto le due veterane del mezzo informatico invitate oggi nel mio salotto virtuale: Lucilleidi e La pupa c’ha sonno (indicata con la P nel seguito). La prima è un’attrice che vive (beata lei) di teatro, la seconda è una trentacinquenne, milanese, scienziata politica.
Appena tornato dal dentista (o meglio oral surgeon) che, in anestesia totale, m’ha tolto ben tre denti del giudizio
Sono ancora con la faccia mezza addormentata, ma per fortuna m’ha dato una bella boccetta piena di farmaci antidolorifici (sia lodato l’inventore dei pain killers) da prendere all’occorrenza. Ed intanto qui nevica. Per la seconda volta in vita mia ho avuto modo di guidare a New York, accompagnato dalla moglie che poi m’ha riportato a casa
Ora che non ho denti del giudizio, avrò meno giudizio anch’io, chissà?