ripropongo un esercizio datomi durante un corso di formazione
Oggi è il Giorno del Ringraziamento qui in America, festa nazionale che celebra l’abbondanza del raccolto autunnale e propizia la bontà degli dei nell’averne altrettanta per il futuro. Mentre il nostro tacchino da 10 chili è in forno che cuoce lentamente, prepariamo tutte le altre leccornie che consumeremo stasera con parenti ed amici: dalla torta alla zucca alle patate (già mi viene l’acquolina in bocca). E per non lasciarti a bocca asciutta, ho ripescato un test dal mio archivio. Durante un corso di formazione, l’insegnante ci portò un foglio, con un elenco di 17 azioni da svolgere. Senza aggiungere altro, ne diede uno ad ogni studente e disse soltanto “procedete”. Te lo ripropongo pari pari, vediamo come lo affronti. Per comodità ti suggerisco di stamparlo, o di avere un foglio a portata di mano. Poi hai 3 minuti di tempo per completare l’esecuzione. Il divertimento aumenta se lo fai in compagnia. Non barare! un test per il ringraziamento: Leggi il resto »
Lavorando in un’università americana, nel settore delle tecnologie dell’informazione, ogni tanto qualcuno mi chiede quanto e se, con i chiari di luna a cui stiamo assistendo, conti ancora avere il “pezzo di carta”. Specialmente considerando che molti atenei, anche quelli pubblici, in America richiedono una retta media di 5000 dollari all’anno (ma anche l’Italia non scherza, mi sembra). Ha davvero senso passare (almeno) 5 anni della propria vita senza stipendio e senza poter accumulare l’esperienza che molti datori di lavoro oggi richiedono? Gli esperti sembrano divisi sulla questione e se da un lato c’è chi, come Chris Farrell, snocciola numeri che giustificano quest’investimento, all’angolo opposto del ring sembrano esserci argomentazioni altrettanto convincenti. vale ancora la pena laurearsi?: Leggi il resto »
ovvero del come certe aziende italiane non sanno coccolare i clienti
Nelle scorse settimane ho condotto un esperimento per migliorare ulteriormente i tempi di caricamento del mio blog personale. Separando il carico di lavoro tra due server “fisicamente” diversi. Così mentre il codice HTML continuava ad essere servito da Tophost, le immagini e gli altri contenuti statici arrivavano da uno spazio acquistato in promozione su Il Tuo Hosting. Ma da qualche giorno l’account mi è stato cancellato senza alcun preavviso. Per non aver rispettato le condizioni contrattuali di servizio, mi è stato detto più tardi in risposta ad una mia richiesta di chiarimenti. Mea culpa, mea culpa, mea grandissima culpa. A non aver letto quella piccola clausola nelle condizioni contrattuali di servizio, secondo cui è vietato usare il proprio spazio solo come server di immagini. Quanti di noi, ammettiamolo, si leggono tutta la pappardella legale ogni volta che installano un nuovo programma sul computer? Non voglio giustificarmi, ma permettimi di fare un confronto tra Italia ed America. iltuohosting rescinde unilateralmente il contratto: Leggi il resto »
ripropongo un mio intervento del 2009 sull'homo evolutis
Da qualche settimana sul Discovery Channel c’è una nuova trasmissione, intitolata Curiosity. Ogni puntata cerca di dare una risposta esaustiva (e corroborata dai fatti) ad una di quelle domande profonde che l’umanità si pone di tanto in tanto: esistono gli alieni? davvero Dio ha creato l’universo? come finirà il mondo? Questa settimana la domanda era se l’uomo può sperare di vivere in eterno, o per lo meno molto più a lungo di quello che ci si può aspettare oggi. Mi è venuto in mente un mio articolo in proposito, che vorrei riproporti. curiosity, nuovo programma di scienza: Leggi il resto »
Tempo fa, ancora fresco d’immigrazione, mi divertivo ad elencare le differenze tra Stati Uniti e Belpaese sotto vari punti di vista, tra cui l’istruzione e la politica. Povero me, ero ancora pieno d’entusiasmo ed ovviamente non riuscivo che a vedere i lati positivi di ogni cosa. A quasi quattro anni di distanza dal giorno in cui ho varcato la dogana come residente, ho avuto modo di osservare la realtà più da vicino. Rendendomi conto che, probabilmente anche grazie a questa crisi che ci ha fatto risvegliare dal sogno americano, non è tutto rose e fiori neppure da questa parte dell’Atlantico.
Quello che però continua a fare la differenza tra Italia ed America è la voglia di provarci, di sperimentare, di far “sporcare le mani” agli studenti con tanta pratica (forse troppa) e poca teoria, di un sistema economico che investe nella ricerca e che retribuisce e coccola i propri cervelli, di un corpo docente carico del tipico ottimismo a stelle e strisce, non abbandonato al deprimente stato di fabbricanti di diplomi come i colleghi italiani. Tant’è che mentre qui abbiamo gli “indignados” di Wall Street, qualcuno scriveva che in Italia invece ci sono i “rassegnados”