1. la bolletta si paga ad ore

    In tempi come quelli che stiamo vivendo negli ultimi anni, con l’economia che stenta a decollare e la busta paga che non ci consente di arrivare alla fine del mese, uno stratagemma che può aiutare chi ha le mani particolarmente “bucate”, è quello di convertire il costo dei beni acquistati in tempo che bisogna lavorare per guadagnare quella cifra. Due etti di prosciutto crudo, circa 4 euro, non sembrano poi così costosi di per sé. Ma se la tua paga è di 10 euro l’ora, dovrai sgobbare per circa mezz’ora per assaggiare le fette prelibate del tuo affettato preferito. Imposte e ritenute varie a parte, s’intende. Allora la domanda diventa: vale la pena spendere mezz’ora della tua vita per qualche fetta di prosciutto? Leggi il resto

  2. i documenti a cui non vuoi pensare

    In genere, c’è solo una cosa peggiore della morte: pensare al dover morire. Ma a rifletterci bene, forse c’è una cosa ancora peggiore: pianificare la propria morte. O meglio, fare in modo che quando non ci saremo più tutto, chi rimarrà sarà in grado di poter gestire le cose di cui ci occupavamo. Non c’è dubbio che l’intera questione non sia certo tra le più allegre da trattare, e non è evidentemente un frequente argomento di conversazione tra amici. D’altro canto, l’evitare di prepararsi quanto più possibile può essere uno degli errori più grossi della propria vita, che rischia di mettere nei pasticci l’intera famiglia. Capisco che, una volta morto, non te ne possa fregare granché, ma ammetterai che non è bello ragionare così. Ecco allora i documenti a cui dovresti pensare prima di lasciare questo mondo. Leggi il resto

  3. cosa fare se hai perso il portafogli

    Ne avevo già parlato un po’ di tempo fa: perdere il portafogli è una delle cose più scoccianti che possano capitare. A parte il valore economico (io non ci tengo mai più di una trentina di dollari), il problema è dover rifare i documenti d’identità, bloccare la carta di credito, comprare un nuovo abbonamento per l’autobus e via dicendo. Senza contare quello che, giustamente, afferma Maurizio Ferraris in Sans Papier: la nostra “figura sociale”, senza documenti e carte varie, è praticamente azzoppata. Non possiamo più provare di essere chi diciamo di essere, non possiamo pagare un biglietto per tornare a casa, non possiamo guidare l’automobile e così via. Cose da far venire la pelle d’oca. Ecco dunque che oggi vorrei affrontare l’argomento “cosa fare se…”, per essere pronti al verificarsi della peggiore delle ipotesi. Leggi il resto

  4. blogbabel, un anno fa

    L’anno scorso, più o meno di questi tempi, la blogosfera italiana veniva sconvolta dall’evento più sensazionale di tutti i tempi: la risurrezione di BlogBabel. Un motore di indicizzazione della blogosfera, secondo alcuni, una classifica dei migliori contenuti italici per altri. Il fondatore di quel sito, Ludovico Magnocavallo, mise all’asta su eBay, se non ricordo male, la sua creatura. Poi l’asta venne ritirata, ci furono contestazioni, qualcuno da Macchianera se la prese a male, e gira e rigira alla fine fu Liquida a comprarsi questo (potente?) sistema 100% made in Italy. Io affrontai l’argomento alla fine della tempesta, quando le acque s’erano un po’ calmate. Ora che siamo a poche settimane dal primo anniversario dal Rinascimento Blogbabeliano, è forse l’ora di fare due conti. Leggi il resto

  5. il paese delle formiche

    Oggi ti segnalo un bel pezzo di Giangiacomo Schiavi sul Corriere della Sera (via Fulvia). La domanda che si pone l’autore è se ha senso, nell’Italia dei quartierini e dei furbetti, dei politicanti e delle veline, studiare e pagare le tasse. Insomma, essere bravi ed onesti cittadini, alla fine paga ancora nel Belpaese?

    Abbarbicati alla speranza di un Paese normale dove buongiorno vuol dire davvero buongiorno. Formichine inattuali nel generale appiattimento verso la società della convenienza, che rischiano di essere schiacciate tra scarpe gigantesche e pietraie desolate, come immaginava vent’anni fa Anna Maria Ortese in un memorabile racconto milanese. Un bimbo, scivolato per disgrazia sotto le ruote di un tram, che offre al padre angosciato una riflessione fulminea sul senso della vita: «Noi siamo come le formiche, vero, papà?».

  6. tenerife: una paella indimenticabile

    Nella mia personale classifica dei posti più belli dove sono stato, se al primo posto c’è sicuramente Santorini, rimango indeciso chi piazzare subito dopo: il Giappone o le Canarie? In effetti si tratta di due esperienze completamente diverse, di due modi di fare vacanza che certo non possono essere confrontati. Ma una cosa è certa: ho capito che mi piacciono i luoghi del completo relax, quelli in cui passi la giornata in spiaggia, a rosolarti su una sabbia finissima, bevendo un qualche drink o giocando con gli amici. Forse perché io, in fondo, sono un uomo di mare, nato e cresciuto sulle rive del Mediterraneo, abituato sin da piccolo a sentirmi a mio agio a mollo nell’acqua. Quindi oggi voglio (ri)parlarti del nostro viaggio a Tenerife, a due passi dall’Africa più selvaggia: un avamposto europeo (ufficialmente è territorio spagnolo) nel bel mezzo dell’oceano. Leggi il resto