L’intervento di oggi potrebbe sembrare una marchetta bella e buona, quindi ci tengo subito a mettere le cose in chiaro: non lo è. Almeno nel senso che io non guadagnerò nulla da quello che sto per scrivere. Lo faccio, me possino cecà, solo perché quelli della Compagnia del Cavatappi mi stanno simpatici. Sarà perché li ho visti nascere sul web, sarà perché ho assaggiato i loro prodotti e li ho trovati ottimi, sarà perché le persone che vi stanno dietro si sono sempre dimostrate cortesi ed “al passo con i tempi” (quante altre aziende si promuovono in questo modo, specialmente al sud?). Mi hanno offerto la possibilità di dare ai miei lettori il 10% di sconto sull’ordine, usando il codice speciale duechiacchiere al momento di inviare l’ordine. Non vedo perché avrei dovuto rifiutarlo, giusto? E poi è periodo di Natale, siamo tutti a caccia delle buone occasioni per i regali. Terrò un promemoria nella barra laterale, in homepage, per tutto il mese di Dicembre, così è più facile.
I programmi culinari, su ogni canale, abbondano a qualsiasi ora: si va dalle Cucine dell’Inferno (a confronto La prova del cuoco è acqua fresca) ai classici italiani come Lidia, una figura storica per ogni americano. Ma l’avanguardia del movimento per la trasformazione della ristorazione di massa contemporanea appartiene alla Guerrilla Cuisine statunitense. Si tratta di un “movimento per la liberazione del gusto” nato un paio di anni fa ad Oakland, una cittadina della Bay Area di San Francisco. Lanciato per iniziativa di due fratelli californiani, con il nome di Ghetto Gourmet, per celebrare la cultura afroamericana del quartiere nel quale abitavano i due fratelli, il movimento ha visto la luce pressappoco negli stessi luoghi in cui una volta fiorivano le esperienze di ristorazione alternativa promosse dalle Black Panthers. Quando il “due punto zero” viene applicato ai cibi, per dirla in altre parole! Da qui adesso si sta diffondendo a macchia d’olio nel resto degli Stati Uniti. Di recente poi ha anche fatto il salto dell’Atlantico registrando adesioni ed eventi a Londra, Berlino, Parigi e Varsavia. Come al solito l’Italia è stata saltata a piè pari
Quello che ti propongo oggi non è un vero e proprio sito di cucina, piuttosto il blog di un ragazzo che ha la passione del vino. Al BarCamp ha presentato un intervento dal titolo “Dal nuovo Web 2.0 dedicato al mondo del vino alla vecchia degustazione analogica”. Aveva anche avvertito gli astanti di portarsi qualche bicchiere, tant’è che alla fine non sono bastati quelli disponibili a far assaggiare a tutti un goccio del suo vino pugliese portato per l’occasione. Ho trovato l’intervento interessante per due motivi: l’approccio informale e l’idea di accostare il vino alla rete. Anche questo è un modo di fare comunità tra i blog: condividere conoscenze non per forza legate alla tecnologia. il vino 2.0: Leggi il resto »
Ho ricevuto oggi, con mia piacevole sorpresa, il pacchetto ordinato sul sito della Compagnia del Cavatappi, di cui ti avevo parlato in un mio precedente intervento. Premetto le mie scuse per non poterti mostrare qualche foto dello “spacchettamento” in diretta, ma la macchina fotografica digitale si trova ancora presso l’ospedale delle digitali di Bologna, in attesa di essere dimessa. Ma tenterò di rimediare con le parole, anche se certamente non rendono giustizia al sapore di questi prodotti, che vanno indiscutibilmente provati. un tocco piccante al blog: Leggi il resto »
Chi l’ha detto che al sud le tecnologie non sono ancora arrivate, o faticano ad imporsi nella cultura locale? Un esempio del contrario è sicuramente l’iniziativa della Compagnia del Cavatappi, marchio registrato da un’azienda lucana con sede a Lauria. Hanno pensato bene di coinvolgere i blogger nostrani per farsi pubblicità, e far “toccare con mano” ai consumatori la qualità dei propri prodotti. In fondo l’hanno già scritto anche sull’autorevole The Guardian: il potere dei blog è una risorsa inesplorata, per le aziende. la compagnia del cavatappi: Leggi il resto »