Se facessi leggere queste righe a mio cognato, vero intenditore del liquido biondo frizzante, come minimo mi disconoscerebbe come parente
Ma dato che siamo ancora in clima estivo, dopo banane, cipolle ed altre frivolezze, oggi voglio suggerirti alcuni modi inconsueti per usare una lattina di birra. Già, perché a quanto pare ricercatori ed esperti di mezzo mondo, piuttosto che bersela mentre assaporano una bella pizza, la portano in laboratorio e la sottopongono a singolari analisi chimiche. Si scopre così che gli acidi in essa contenuti sono efficaci contro la ruggine o vari ossidi, mentre gli zuccheri possono ridare nuova vita al tuo prato danneggiato dalla pipì del cane del vicino. Se t’ho incuriosito, non ti rimane che seguirmi in questo singolare viaggio, ispirato da un interessante articolo apparso su un giornale di cucina a cui siamo abbonati. usi alternativi per la birra: Leggi il resto »
Ogni anno, con l’inizio della bella stagione, tiro fuori la mia pentola a “cottura lenta” (non so se in italiano esista un nome più appropriato) per preparare lo yogurt, di cui vado particolarmente ghiotto. D’inverno ho provato più volte, ma non importa quanto tenga al calduccio il prezioso contenuto, non sono riuscito ad ottenere risultati soddisfacenti dai miei amici batteri. Quest’anno, comunque, per non farmi cogliere impreparato a quest’appuntamento, mi sono anche munito di termometro per i cibi. Che mi consente di monitorare la temperatura del latte prima di aggiungervi lo yogurt madre. Stando ai siti del settore, infatti, la temperatura del latte deve salire lentamente da circa zero gradi (frigo) a 58 gradi centigradi, al di sotto del punto di ebollizione. Poi altrettanto lentamente (almeno 2 ore) la si fa scendere fino a 40 gradi, ideale per i batteri che avranno almeno 8 ore per fare il loro lavoro. Un processo che richiede un’intera giornata, ma i cui risultati anche per quest’anno non mi hanno deluso per nulla finora.
Come forse saprai sono un fedele abbonato a Wired (ho rinnovato fino al 2015, approfittando di una promozione che offriva la sottoscrizione a 4 dollari all’anno). Ogni mese, la redazione indossa il camice del chimico ed analizza un prodotto d’uso comune. Questo mese hanno puntato il loro microscopio su un bicchiere di vino rosso. Dato che noi italiani qui in America siamo “famosi” per pasta, pizza e vino, non potevo esimermi dal tradurre l’articolo per i miei lettori amanti del nettare di Bacco. Tra le altre cose ho avuto modo di confermare la teoria del mio medico curante sul nesso tra il bicchiere di vino che ci facciamo col suocero ed il mal di testa che ogni tanto ne consegue: no, non è il post-sbornia, ma l’azione dei solfiti che i produttori aggiungono al vino. Tant’è che da qualche tempo sto comprando vini che ne dichiarano esplicitamente un basso contenuto, per… vedere l’effetto che fa! cosa c’è nel tuo bicchiere di vino: Leggi il resto »
Quand’ero piccolo… tutti mi scherzavano… no, non era così che volevo iniziare quest’articolo (e poi dubito che in molti capirebbero il riferimento musicale). Dicevo, quand’ero piccolo avevamo un bellissimo albero di gelsi dietro casa, che d’estate produceva una quantità sterminata di frutti, tant’è che un po’ li usavamo per simulare ferite e sangue vario durante le giornate passate a giocare con gli altri bimbi. A volte con quei frutti ci si faceva la marmellata, ma più spesso si mangiavano freschi o addirittura ghiacciati. Marmellata che, quando le mamme erano ben ispirate, si usava nei biscotti. L’altro giorno ho visto su un giornale di cucina una ricetta simile, e vista la stagione propizia, ho pensato di proporla sul blog. biscotti estivi al gelso: Leggi il resto »
Con il nuovo “vestito” di Agosto, il blog entra in modalità estiva, più per mancanza di lettori (stando alle mie statistiche) che per scarsità di contenuti da proporre. Quando gli aficionados rientreranno dalle ferie, riprenderò le trasmissioni in maniera più consistente
Ecco allora che per seguire questa linea editoriale più da spiaggia, ti propongo la domanda del titolo qui sopra. Nata durante una cenetta estiva tra parenti, che abbiamo organizzato a casa nostra qualche sera fa. Nell’insalata si mette prima l’olio o l’aceto? Esistono a quanto pare due filosofie di pensiero. La prima sostiene che va messo l’aceto: l’olio crea una patina idrorepellente che non farebbe attaccare gli altri condimenti. All’angolo opposto del ring invece dicono che l’aceto messo prima viene assorbito in maniera maggiore, dando un sapore più aspro all’insalata. E tu da quale parte stai?