Va bene, mi arrendo, sventolo bandiera bianca. Avrei sperato in un’accoglienza un minimo più tiepida per il mio racconto a puntate, ma così non è stato. La maggior parte della colpa, lo so, è mia: puntate troppo diluite nel tempo, storia difficile da seguire, narrazione lenta ed a tratti noiosa. Non sono mai stato un grande scrittore, almeno quando il linguaggio usato è l’Italiano (per i linguaggi “informatici” diciamo che… me la cavo). Però la storia credo sarebbe potuta essere avvincente, se sviluppata nel modo giusto. Per non lasciarla cadere nell’oblio, ho deciso di raccontarti tutto quello che avevo in mente. Chissà che magari qualcuno più bravo a trasporre in romanzo la mia idea, prima o poi passi da queste parti e ponga rimedio al mio disastro letterario. un racconto senza un sogno: Leggi il resto »
un racconto nato da un sogno, episodio 19
Enrico era salito su quel treno da non più di 10 minuti quindi una voce gracchiante annunciò dagli altoparlanti che a causa di un guasto tecnico, la prossima sarebbe stata l’ultima fermata. “Non si può proprio far affidamento sui treni, in questo Paese” disse sorridendo, come pensando ad alta voce, la ragazza seduta di fronte a lui. All’inizio non l’aveva neppure notata, intento a giocherellare con il suo telefonino. Quando alzò gli occhi, vide la ragazza che s’era presentata al posto di Lorenza qualche giorno prima per pulire l’ufficio e svuotare i cestini. “L’unica nota positiva è che in genere ti puoi godere il paesaggio mentre viaggi” le rispose, con una lieve nota di rassegnazione. Lei non sembrava averlo riconosciuto, ma d’altronde era normale: la fisionomia di Enrico era assolutamente normale, nella media. Persino al lavoro, qualche settimana prima, una nuova impiegata dopo due o tre volte che s’erano parlati, aveva stentato a riconoscerlo e gli aveva chiesto se fosse mandato dalla ditta per una riparazione. a face I will remember for a long time: Leggi il resto »
un racconto nato da un sogno, episodio 18
Non puoi capire in che direzione è andato il treno semplicemente osservando le rotaie. Era una frase che Enrico aveva letto una volta da qualche parte, e che risuonava sempre nella sua testa quando avvertiva quella sensazione che ci fosse qualcosa che non tornava. Per un motivo totalmente impalpabile, era come se nella faccenda di Miriam, la stagista annunciata da Papucci, mancasse un tassello, come se si trattasse di una storia incompleta. La ragazza s’era presentata solo pochi minuti prima, ma era probabilmente l’opposto di come Enrico ed Alessandro se l’aspettavano: capelli scuri, occhi castani accentuati da una matita scura sulla palpebra inferiore, piercing al labbro inferiore, giubotto in pelle ed anfibi neri. Eppure quell’abbigliamento così “dark”, apparentemente messo insieme a casaccio, lasciava intravedere la cura ossessiva nell’abbinare il tutto insieme in uno stile persino piacevole. Anche se Enrico non aveva mai capito e condiviso questa cosa degli “emo” o come accidenti si chiamassero i seguaci della filosofia del nero. i will be there by your side: Leggi il resto »
un racconto nato da un sogno, episodio 17
NdA: quest’episodio è stato scritto in collaborazione con Simona. Se anche tu vuoi contribuire a scrivere la storia di Enrico e dei suoi amici, contattami e parliamone
Ero così agitata. Di certo ci doveva essere stato un gran parlare sul mio arrivo. Ero lì per uno scopo e nulla mi avrebbe fermata. Di solito non prendo mai l’ascensore, ma quel giorno lo specchio al suo interno mi serviva per dare un ultima occhiata a quel look stravagante: ero passata dal mio colore nero, naturale, ad un castano con ciocche rossastre. Unico modo per non farsi riconoscere dal Maestro. Alle 9.30 ero già davanti alla porta dei miei colleghi che all’improvviso avevano smesso di parlare per fissarmi: avevo intuito che l’argomento della loro discussione ero io. ‘Devo parlare con il capo, mi sta aspettando.’ Mi guardavano entrambi con aria scioccata e stupita: probabilmente si aspettavano la ragazza grassoccia, con gli occhiali spessi e con l’aria da sfigata. Uno dei due, dopo si sarebbe presentato col nome di Alessandro, si propose di accompagnarmi. will you break my mind apart?: Leggi il resto »
un racconto nato da un sogno, episodio 16
[NdA: per i più distratti, dare una lettura veloce all'episodio 10]. Enrico arrivò in ufficio più presto del solito quel giorno. Le temperature miti della primavera l’avevano messo di buonumore, anche perché si prospettava una giornata tranquilla, senza grosse novità all’orizzonte. Poco prima dell’ora di pranzo, Papucci entrò in stanza ed annunciò, con il suo modo di fare pomposo ma mai arrogante, che finalmente gli avevano approvato la richiesta di avere una stagista che li aiutasse a sbrigare le questioni amministrative di cui finora s’erano occupati lui ed Alessandro. “Mi raccomando, Miriam è qui per imparare qualcosa da voi due, vedete di non deludermi”. Perché quel nome suonava fuori posto ad Enrico? Questa giornata era proprio strana: prima il dejà-vu appena svegliato, poi le chiavi magicamente apparse sul tavolo della cucina, ora questo nome a cui però non riusciva a collegare alcun volto. Appena Papucci andò via, iniziarono a dibattere sulle ipotetiche sembianze fisiche di Miriam, e vista la storia recente delle altre stagiste arrivate in azienda, non c’era da sperare poi tanto. i can still feel it inside me: Leggi il resto »