Questo 2011 iniziato ormai da un po’, si sta rivelando fin troppo pieno d’impegni per i miei gusti. Molte cose da fare, alcune per dovere, altre per piacere, che finiscono per consumare in fretta le 24 ore che ci vengono assegnate quotidianamente. Da tempo, ad esempio, avevo in mente quest’articolo sui falsi amici, le parole inglesi che, pur assomigliando a parole italiane, hanno un significato completamente diverso. Già in passato ho avuto modo di citare fine oppure sale. Oggi torno sull’argomento con alcune nuove entrate, a partire da quella del titolo, appositamente inserita in un contesto fuorviante
Infatti, la canteen non è la cantina a cui molti potrebbero pensare, bensì la borraccia. Tipo quella che i ciclisti tengono attaccata alla bici mentre pedalano in giro per il mondo. La mia la uso durante il giorno, dopo aver letto che chi fa vita sedentaria d’ufficio, dovrebbe bere almeno un litro d’acqua al giorno per mantenere i reni in funzione. ho comprato una canteen per il vino: Leggi il resto »
Con le parole del titolo comincia l’ultimo spot della Chrysler andato in onda durante il Super Bowl. Pubblicità che, per l’importanza dell’evento (si pensi a quelle che vanno in onda durante il Festival di Sanremo), sono più curate, più belle, più costose. Una in particolare sembra essere piaciuta (grazie Federica per la segnalazione) e te la ripropongo per l’angolino dell’inglese, così alleni un po’ l’orecchio ascoltando la pronuncia del commentatore. Parla della città nata e costruita attorno all’industria automobilistica, la Torino d’America dove Robocop combatteva il crimine e dove i manager hanno preso bonus d’oro
Non c’è proprio storia, gli spot italiani al confronto sono proprio anni luce indietro. Dimenticavo, se il tuo orecchio è fuori allenamento, ho aggiunto la trascrizione del monologo in calce al video. ho una domanda per te: Leggi il resto »
Qualche tempo fa ho scritto sul blog le mie impressioni su un audiolibro di James Patterson che avevo scaricato gratuitamente da Audible.com, The postcard killers. Visto che m’era piaciuto, Silvana nei commenti mi consigliò di trovare un altro lavoro dello stesso autore: Primo a morire. Stavolta non avevo più la promozione, ma devo dire che i 10 dollari spesi per acquistarlo sono stati abbastanza ben spesi. Il libro racconta la storia di Lindsay, una giovane detective della polizia di San Francisco che si trova ad affrontare due sfide parallele: una personale contro una rara malattia del sangue, ed una professionale per acciuffare un killer che sembra accanirsi su coppie di giovani sposini. Un tipico poliziesco che non mancherà di affascinare gli amanti del genere, e di attirare verso questo filone letterario quelli che, come me, non l’avevano mai esplorato in precedenza (se non ai tempi di Topolino e del Commissario Basettoni). Qui nel seguito parlerò un po’ della trama in dettaglio, senza comunque svelare il finale, quindi vedi di regolarti sul proseguire o meno la lettura. il primo poliziotto a morire: Leggi il resto »
Le curiosità sulla lingua inglese, stando ai miei archivi, si sono presi una bella pausa. Ma non temere, non ho abbandonato quest’appuntamento periodico, per la gioia di grandi e piccini. Lo spunto di oggi mi viene dai vari Form W-2 che ci stanno arrivando in questi giorni: un documento che potremmo considerare stretto cugino dell’italiano CUD, dove sono riassunti i compensi percepiti nell’anno appena trascorso, le tasse pagate e via dicendo. La struttura è molto simile, ed i numeri che contiene andranno trascritti sul Form 1040, che come puoi intuire è a sua volta l’equivalente americano del Modello 730. la terminologia fiscale americana: Leggi il resto »
un racconto nato da un sogno, episodio 17
NdA: quest’episodio è stato scritto in collaborazione con Simona. Se anche tu vuoi contribuire a scrivere la storia di Enrico e dei suoi amici, contattami e parliamone
Ero così agitata. Di certo ci doveva essere stato un gran parlare sul mio arrivo. Ero lì per uno scopo e nulla mi avrebbe fermata. Di solito non prendo mai l’ascensore, ma quel giorno lo specchio al suo interno mi serviva per dare un ultima occhiata a quel look stravagante: ero passata dal mio colore nero, naturale, ad un castano con ciocche rossastre. Unico modo per non farsi riconoscere dal Maestro. Alle 9.30 ero già davanti alla porta dei miei colleghi che all’improvviso avevano smesso di parlare per fissarmi: avevo intuito che l’argomento della loro discussione ero io. ‘Devo parlare con il capo, mi sta aspettando.’ Mi guardavano entrambi con aria scioccata e stupita: probabilmente si aspettavano la ragazza grassoccia, con gli occhiali spessi e con l’aria da sfigata. Uno dei due, dopo si sarebbe presentato col nome di Alessandro, si propose di accompagnarmi. will you break my mind apart?: Leggi il resto »