ripropongo un mio intervento del luglio 2010
L’anno scorso di questi tempi, prendendo spunto da una discussione con alcuni amici che m’erano venuti a trovare dall’Italia, avevo scritto un articolo elencando alcune parole che a scuola non s’imparano, ma che in caso di viaggio nella Nazione a stelle e strisce possono sempre tornare utili. Come ad esempio sap, che per molti è un famoso programma gestionale usato da grandi aziende internazionali, mentre qui è più umilmente la linfa prodotta dagli alberi, quella sostanza appiccicosa che ogni tanto ti sarà capitato di toccare andando in campagna. Oppure gunk (slime, sludge, goo, gook), in genere riferito ad un qualche liquido viscoso, melmoso o appiccicoso che fa abbastanza schifo. parole americane non comuni: Leggi il resto »
Che la casa automobilistica giapponese mi sia stata sempre molto simpatica non è un segreto: per anni ho felicemente guidato la mia Yaris in lungo e largo per il Belpaese, dalla Sicilia al Trentino, dalla Liguria alla Puglia. Tant’è che quando è arrivato il momento di emigrare in America e di venderla, per me è stato come separarsi da un’amica intima, e non puoi immaginare quanto sia stato difficile lasciarla lì nel parcheggio e non rivederla mai più. Recentemente la stima verso il marchio nipponico è ulteriormente aumentata, da quando trasmettono questo spot che oggi sfrutto per la periodica “lezione” d’inglese. Se il tuo orecchio non è ancora perfettamente allenato, la trascrizione qui di seguito ti sarà probabilmente utile. toyota prende in giro facebook: Leggi il resto »
L’altro giorno avevo due riunioni che si accavallavano, al lavoro. Non essendo ancora riuscito a clonarmi, ho chiesto ad un collega di sostituirmi, per raccogliere comunque le informazioni che mi interessavano. Don’t worry, I’ll fill you in as soon as the meeting is over, m’ha rassicurato. Da quella sua risposta mi è venuto in mente l’argomento per l’incursione di oggi nella lingua a stelle e strisce: alcuni modi di dire che non trovano un corrispondente diretto in italiano. To fill somebody in, letteralmente “riempire” qualcuno, vuol dire in realtà informare, tenere al corrente, dare a qualcuno un riassunto su qualcosa. Una volta, volendo fare quello che ha padronanza della lingua, per sbaglio ho sostituito in con out, dicendo in pratica che volevo essere letteralmente rabboccato, riempito come un bicchiere: il mio interlocutore prima m’ha guardato perplesso e poi è scoppiato in una grassa risata (il famoso LOL tanto usato nelle chat). le espressioni americane… irregolari: Leggi il resto »
Va bene, mi arrendo, sventolo bandiera bianca. Avrei sperato in un’accoglienza un minimo più tiepida per il mio racconto a puntate, ma così non è stato. La maggior parte della colpa, lo so, è mia: puntate troppo diluite nel tempo, storia difficile da seguire, narrazione lenta ed a tratti noiosa. Non sono mai stato un grande scrittore, almeno quando il linguaggio usato è l’Italiano (per i linguaggi “informatici” diciamo che… me la cavo). Però la storia credo sarebbe potuta essere avvincente, se sviluppata nel modo giusto. Per non lasciarla cadere nell’oblio, ho deciso di raccontarti tutto quello che avevo in mente. Chissà che magari qualcuno più bravo a trasporre in romanzo la mia idea, prima o poi passi da queste parti e ponga rimedio al mio disastro letterario. un racconto senza un sogno: Leggi il resto »
ripropongo un mio articolo del settembre 2008
Quando ti trovi in giro per il mondo, a tutto puoi rinunciare, tranne che a mangiare. Arriva così prima o poi il momento di affrontare le nostre lacune linguistiche in un luogo famigerato e temuto, specialmente da noi italiani: il ristorante. Abituati da sempre alla suddivisione in antipasti, primi, secondi e contorni, in America ci troveremo spiazzati a leggere un menu che elenca entrées, (main) courses, appetizers and pastas (rigorosamente con la s finale, che rende il tutto vagamente spagnoleggiante). Ci sarebbe da dedicare un’intera categoria a questo argomento, ma partiamo dalle basi per fare almeno una figura decente davanti alla cameriera.
a cena in un ristorante americano: Leggi il resto »