Che l’attuale Presidente degli Stati Uniti sia stato un vero e proprio fenomeno mediatico, durante la sua campagna elettorale, credo non sia necessario ricordarlo. Di questa inattesa popolarità, in un momento così difficile per l’economia, hanno deciso di approfittarne alcune grandi aziende americane, lanciando campagne pubblicitarie che si ispiravano al messaggio di Obama. Tra queste mi piace ricorda quella della Pepsi, il cui slogan era identico a quello di Obama: Yes, we can. Bisogna ricordare, in effetti, che il verbo can in inglese può assumere il significato (raramente usato, per la verità) di inscatolare, mettere in lattina. Can è infatti anche un sostantivo, e vuol dire lattina, scatoletta: ognuno di noi ha nella propria credenza un po’ di canned food. storpiando il motto di obama: Leggi il resto »
Continua la partnership con il sito Il mio inglese, che vede ospiti i loro esperti nella mia rubrica sulle curiosità di questa lingua universale. La nostra professoressa oggi ci parla del verbo dovere. Io per primo mi confondo spesso nel tradurre questo verbo, specialmente quando sto parlando con qualcuno, ed i tempi per applicare le regole grammaticali diventano frazioni di secondo. Il problema, ci dice la prof, è che l’italiano ha un ampio spettro di significati che vengono invece coperti in maniera diversa dall’inglese. La confusione è più probabile quando si tratta della forma verbale negativa (non devo, non devi) mentre la forma positiva risulta in qualche modo più intuitiva. In entrambe le situazioni comunque, per un italiano il verbo dovere si usa indifferentemente per indicare qualcosa che è (o non è) necessario fare oppure per indicare una proibizione o un obbligo. devi imparare questa cosa: Leggi il resto »
Nelle ultime due settimane, l’autobus che mi porta al lavoro si è trasformato, come per magia, in una baleniera. I miei compagni di viaggio non erano più manager della Grande Mela, in giacca e cravatta, ma puzzolenti marinai dalla voce rauca e dai modi di fare tutt’altro che cordiali. Alzando lo sguardo vedevo non le periferie innevate dell’interland Newyorkese, bensì pennoni di navi, vele spiegate al vento di una brezza tropicale tiepida e piacevole. Se stai pensando che mi ha dato di volta il cervello, devo deluderti: ho semplicemente ascoltato Moby Dick, di Herman Melville. la caccia alle balene sul pequod: Leggi il resto »
Lo so, imparare l’inglese non vuol dire soltanto memorizzare le migliaia di regole grammaticali che governano questa lingua. Quello è sicuramente il primo passo, ma se vuoi mettere a frutto gli sforzi sulle “sudate carte”, il vero salto di qualità consiste nell’allenare l’orecchio. La sfortuna di noi Italiani è che la televisione ci abitua a guardare i film doppiati nella nostra madrelingua: certo, è più piacevole ma allo stesso tempo un’occasione perduta per imparare le lingue. In Olanda, mi dicono, da sempre i film sono stati trasmessi in lingua originale con i sottotitoli. Da noi il digitale terrestre neppure sfrutta il secondo canale audio per trasmettere la traccia originale, figuriamoci! Per fortuna c’è YouTube a venire in nostro aiuto: il commercial di questa settimana è uno degli ultimi che reclamizzano l’iPhone. Buon ascolto. l’iphone le ha proprio tutte: Leggi il resto »
Me ne ero accorto in prima persona, e da tempo volevo parlarne sul blog in effetti: nei miei viaggi quotidiani in metropolitana per raggiungere il luogo di lavoro, avevo notato strane “manipolazioni” dei manifesti pubblicitari. Mi ero persino inventato tutta una storia su questo fantomatico tipo: una specie di maniaco alla “Il silenzio degli innocenti” che si diverte a ritagliare pezzi per chissà quale macabro rito. Non era raro vedere facce senza occhi, persone senza braccia, scritte troncate. Ora grazie a Repubblica, la verità mi è finalmente svelata. Capisco che possa creare un danno d’immagine agli inserzionisti, ma era davvero divertente guardare quelle opere d’arte ogni mattina. Peccato. peccato che l’abbiano preso: Leggi il resto »