1. julie e julia, dal libro al blog

    Julia Child è stata per molti americani un’icona della cucina “televisiva” degli anni Cinquanta. Una donna che con la sua trasmissione ha segnato l’inizio di una nuova era per le massaie abituate ai prodotti in scatola, ai dolci a base di marshmallow e melassa. Lei che aveva vissuto a Parigi per tanti anni, a seguito del marito impiegato dell’Ambasciata Americana, voleva condividere con i suoi connazionali il piacere di disossare un’anatra. Connazionali che al più sapevano bollire un uovo, e  non avevano mai visto la pasta (quest’ultima cosa me l’ha confermata la mia vicina di casa ottantenne che è cresciuta nel “profondo sud” dell’America). Intorno alla figura di Julia Child è costruita la trama del film che abbiamo noleggiato la scorsa settimana: Julie and Julia. In cui una ragazza del Queens dei giorni nostri, Julie Powell, per sfuggire al logorio della vita moderna, decide di aprire un blog di cucina. Sfidando se stessa a scrivere più di 500 ricette in 365 giorni. Ricette che traggono ispirazione dal libro scritto cinquanta anni prima dalla sua quasi omonima. Leggi il resto

  2. così i santi hanno vinto

    Superbowl, una parola sconosciuta alla stragrande maggioranza degli europei, ma che in America è un vero e proprio evento nazionale, quasi importante quanto il 4 luglio o il giorno in cui si commemorano i caduti in guerra. Ieri s’è disputata la finale tra i New Orleans Saints e gli Indianapolis Colts. Ed i primi hanno vinto contro tutti i pronostici, il loro primo trofeo da quando si gioca questa competizione. Per noi “europei”, sarebbe a dire come se il Catania vincesse la Champions League. In effetti penso che la Coppa dei Campioni sia quella più vicina al Superbowl: le squadre di football devono prima vincere l’equivalente del nostro scudetto, poi fanno i play-off ad eliminazione diretta (che non funzionano ad ottavi e quarti, ma  hanno un meccanismo più complicato che ho impiegato qualche giorno a digerire) ed infine accedono allo scontro finale. Leggi il resto

  3. i dispersi dell’isola parallela

    E così ieri i fan americani di Lost, da New York a Los Angeles, hanno finalmente trovato pace dopo praticamente un anno d’attesa: è iniziata la stagione finale di questo telefilm che negli anni ha riscosso le reazioni più disparate della critica. Lodato all’inizio, caduto nella polvere negli ultimi anni, sembra aver trovato adesso una nuova giovinezza. Giusto in tempo, prima di calare il sipario. La moglie, il cui volto s’illumina semplicemente pronunciando il nome di Josh Hallway, alle otto era già in posizione sul divano, pronta per tre ore filate della sua droga preferita. Certo, considerando le pubblicità ogni circa 7 minuti, la “ciccia” si sarà ridotta si e no ad un’oretta e mezza, ma devo dire che ne è valsa la pena. Io avevo il portatile sulle gambe, “sintonizzato” sul canale Twitter #Lost, a seguire in tempo reale i commenti della gente che guardava lo spettacolo. Leggi il resto

  4. i fantasmi delle fidanzate

    Avere la possibilità di noleggiare film, anche recenti ad un dollaro al giorno, è una cosa che c’ha invogliato a riprendere l’abitudine di guardare qualche “buona” pellicola invece dei soliti telefilm. Anche perché, ammettiamolo, non esistono più le buone commedie di una volta, tipo la famiglia Robinson o Tutti amano Raymond oppure ancora il tanto amato Friends. L’altra sera abbiamo preso The Ghosts of Girlfriends Past (tradotto in Italiano con un fantasioso La rivolta delle ex) con Matthew McConaughey e Jennifer Garner. Una rivisitazione della classica trama dello zio Scrooge che viene visitato da tre fantasmi la notte prima di Natale. In questo caso il burbero è piuttosto un inguaribile don Giovanni, un fotografo di successo  che ha imparato dallo zio donnaiolo le sofisticate arti della seduzione. L’occasione è il matrimonio del fratello, che lui già dalla prima sera (causa qualche bicchiere di troppo) bolla subito come una catena che è bene non mettersi mai intorno al collo. Lo zio morto (un bravissimo Michael Douglas), probabilmente rispedito sulla Terra per riparare al guaio educativo che ha combinato, gli annuncia quindi che nelle sere successive verranno a trovarlo i fantasmi di tre fidanzate, per cercare di farlo rinsavire. Leggi il resto

  5. slumdog millionaire

    Al lavoro ho una nuova collega indiana da qualche mese (al posto della russa). Mi racconta ogni tanto della sua terra e delle sue tradizioni. L’altro giorno m’ha fatto vedere le foto del compleanno del suo primogenito: era “buffo” (notare le virgolette, non intendo certo in senso di scherno o negativo) vederla vestita con il sari e tutte le mani e le braccia decorate con l’henné, quando al lavoro è sempre in abiti occidentali. In effetti la cultura indiana m’ha sempre affascinato: dal punto di vista culinario con tutte le spezie, dal punto di vista religioso con tutti gli dei che si ritrovano, dal punto di vista geografico per la vastità del continente, di cui noi occidentali sappiamo così poco. Eppure insieme alla Cina, è proprio l’India l’altra candidata a dominare il mondo nei prossimi decenni. Così l’altra sera, non essendoci nulla di interessante in tv, abbiamo noleggiato Slumdog Millionaire. Leggi il resto

  6. il forte più amato dai francesi

    Allora, non so come, non so perché, ma l’altro giorno mentre tornavo a casa in autobus, m’è venuta in mente una trasmissione che ero solito guardare sul canale francese che “misteriosamente” ricevevo in Italia insieme alle televisioni del Belpaese. Io di francese non capisco molto, a squola ho imparato solo l’inglese (per fortuna, altrimenti col ciufolo che potevo venirmene in America). Però Fort Boyard riuscivo a seguirlo ugualmente, forse perché lo scopo del gioco è intuitivo, e non serve un genio a capire di che si tratta. Ora dal sito francese, mi pare di capire che lo facciano ancora, e mi piacerebbe tanto guardarlo ancora: è stata la trasmissione che ho più amato in generale (a parte il Pranzo è servito, ma quella è un’altra storia). Mi son sempre chiesto come mai non abbiano mai esportato il format né in Italia né in America. Sebbene anni fa esistevano, basati sulla stessa idea, i Giochi senza Frontiere. E qui negli USA ci siano tanti spettacoli in cui i concorrenti vengono messi alla prova in tutto, dalla cucina ai lavori domestici (il più vicino credo sia Fear Factor). Tu l’hai mai seguito? Leggi il resto