In inglese, credo sia britannico che americano, quando una cosa non funziona bene o è di scarsa qualità, si dice che it sucks. Tale aggettivo si poteva associare, fino a qualche settimana fa, anche alla funzione di ricerca del mio blog. Che negli anni ha subito varie evoluzioni: da quella stardard offerta da Wordpress, a quella “potenziata agli enzimi” attualmente in uso nella versione corrente di questo sito. Sebbene Wordpress sia un robusto sistema per la gestione dei contenuti, è risaputo che una delle sue pecche più importanti è la ricerca in archivio. Non ci sono scusanti: it sucks. Restituisce semplicemente i risultati in ordine inverso di pubblicazione, senza tener conto della rilevanza, e senza possibilità di usare caratteri jolly o simili. E mentre gli sviluppatori passano il tempo ad aggiungere funzionalità per l’editing in linea delle immagini, a mio avviso dovrebbero più concentrarsi su cose fondamentali ed utili a tutti, tipo appunto la ricerca. Ma tant’è… a caval donato non si guarda in bocca. E poi per fortuna ci sono i plugin. una funzione di ricerca che non succhia: Leggi il resto
Sin da quando questo blog è nato, sono sempre stato “fissato” con la corretta marcatura semantica dei contenuti. Per carità, nulla di particolarmente complesso: mi piace semplicemente marcare gli acronimi come tali (dandone, quando possibile, la dicitura estesa), le parole in lingua straniera (anche se ho rinunciato oramai a marcare web, link e blog, ad esempio), le abbreviazioni ed avvisare il lettore che una pagina a cui faccio riferimento è in una lingua straniera (con l’attributo HREFLANG). Oltre ovviamente a fornire una descrizione di senso compiuto per ogni articolo ed una manciata di parole chiave, non particolarmente ottimizzate per la SERP (lo ammetto quello non è stato mai il mio mestiere). Sono tutti piccoli accorgimenti che colgono i famosi due piccioni con una fava: rendere le pagine più accessibili, e far contento Google. Già, perché una cosa di cui sarò sempre convinto è che maggiore accessibilità implica miglior search engine optimization, sempre. E chi dice che investire in accessibilità è solo tempo e soldi buttati, si sbaglia di grosso. marcare correttamente i contenuti: Leggi il resto
Uno dei “trucchi” suggeriti dai programmi che ottimizzano i siti web, tipo Google Page Speed o i Webmaster Tools, è quello di far caricare le immagini e gli altri elementi statici da un sottodominio separato. I browser, infatti, sono impostati per aprire solo un certo numero di connessioni parallele verso il server, in modo da non sovraccaricarlo. Spesso questo limite è basso, con la conseguenza che gli elementi vengono di fatto caricati in sequenza, uno dopo l’altro, senza sfruttare il possibile “parallelismo” del server. Allora gli ottimizzatori suggeriscono di definire un sottodominio tipo immagini.duechiacchiere.it, al quale tutti gli elementi grafici faranno riferimento. Analogo si può fare per javascript e fogli di stile, volendo. Tophost, il provider che mi ospita, consente di fare questa cosa, e dunque ne ho approfittato al volo. un sottodominio per le immagini: Leggi il resto
Quando lavoravo in Italia, ero solito intrattenermi durante il giorno con un mio collega, Matteo, anche lui tenutario di blog. Si parlava un po’ di tutto, dai risvolti psicologici alla bsocialità, dalle questioni tecniche agli argomenti affrontati sui rispettivi blog. Un giorno gli dissi che, a volte, per esigenze di scaletta, usavo la pubblicazione programmata. Ovvero il fatto di dare agli articoli una data futura di pubblicazione. Lui trovava curioso questo mio modo di “procrastinare” ciò che avevo da dire, questo mio spalmare nel tempo i miei articoli. E coniò il nome di “plugin scongiuro”, anche se tecnicamente nessun plugin era coinvolto. Ma lui è sempre stato uno a cui piace giocare con le parole. L’altra sera, uscendo dall’ufficio, mentre mi dirigevo verso la fermata dell’autobus per tornare a casa, riflettevo sulla questione del dente del giudizio. “E se non dovessi sopravvivere alle torture della giovane dentista russa? Cosa ne sarebbe, tra le mille altre cose, del mio blog?” Ecco com’è nata l’idea di scrivere sul serio un plugin, che in onore di Matteo chiamerò appunto Scongiuro (o knock on wood, per gli anglofoni). il plugin scongiuro: Leggi il resto
E così anche gli sviluppatori di Wordpress hanno voluto farmi un bel regalo di Natale. Beh, non soltanto a me, ma all’intera comunità che ruota intorno a questo sofisticato sistema di gestione dei contenuti
Da qualche giorno, infatti, è stata rilasciata la versione 2.9, ultima nata in casa Mullenweg, che come avevo già anticipato qualche settimana fa, porta con sé parecchie novità. Una di quelle che, forse, finora era passata inosservata, è la possibilità di attivare nel file di configurazione un’opzione che consente di attivare una pagina per mantenere il database sottostante pulito ed ottimizzato.

Annunciazione, annunciazione. Qualche giorno fa avevo parlato degli scudi di mister Sulu alzati sul mio blog per proteggerlo dai manigoldi spammaroli. Ma non avevo fornito molti dettagli tecnici sulla questione. Ebbene, Daniele di Bigthink.it m’ha invitato a parlarne a casa sua. E così ne è nata una miniserie in due tre puntate (la terza è nata grazie ad un commento di Emanuele, qui sotto), dove spiego, con un linguaggio semplice ed accessibile anche ai non smanettoni, come fare in modo che i brutti ceffi che attaccano il nostro blog siano tenuti fuori dall’uscio, grazie ad un semplice plugin che s’appoggia ad Akismet.