1. il blogroll non serve più

    Grazie al mio plugin per le statistiche, sono in grado di monitorare i link in uscita (il link porta ad una soluzione simile con Google Analytics che usavo in precedenza): in questo modo posso capire dove cliccano i visitatori quando decidono di andar via. A dirla tutta, posso tracciare esattamente ogni passaggio, dal loro arrivo (e con che parola chiave su Google, se il caso) fino alla partenza. Pur non facendo di mestiere l’ottimizzatore per motori di ricerca (meglio noti come SEO), una cosa salta all’occhio, guardando i risultati: il blogroll nel menu di navigazione è completamente inutile. Un sospetto che avevo già da qualche tempo, e che adesso mi è stato (ri)confermato dalla triste realtà dei numeri. In fondo, diciamocelo chiaramente, quanti si prendono la briga di andare “oltre” la lettura dell’articolo, quando visitano un blog? Leggi il resto

  2. tre trucchi per il tuo blog

    Siamo quasi giunti alla fine di questa lunga serie di articoli sui trucchi messi in campo dietro le quinte del mio blog. Abbiamo avuto modo di sviscerare  tutti gli aspetti che coinvolgono l’esperienza del lettore che approda su queste pagine: dalla possibilità di personalizzare l’aspetto grafico in base ai propri gusti ai meccanismi per ottimizzare il flusso di dati tra browser e server. Oggi vedremo come strizzare qualche altro byte dalla pagina, in onore di tutti quelli che ancora non hanno il privilegio di accedere ad Internet con la banda larga (ed in Italia sono sempre troppi, ahimè), e concluderemo con un piccolo accorgimento (applicabile solo ai blog con un solo autore) per rinforzare la sicurezza di WordPress. Leggi il resto

  3. l’ipertesto ci rende stupidi

    Abbiamo iniziato a vedere, la volta scorsa, come i processi mentali chiamati in causa durante la navigazione in rete, stiano di fatto contribuendo a riconfigurare il modo in cui il nostro cervello lavora. Applicazioni come Facebook o Twitter, che estremizzano il concetto di ipertesto, non fanno che accentuare il problema. Perché ogni frase contiene commenti, che a loro volta sono collegati ai rispettivi autori, o rimandano a considerazioni di terzi. Sbriciolando i concetti in tanti piccoli frammenti che il nostro cervello fa sempre più fatica a ricostruire. E non si tratta di semplici osservazioni empiriche: la ricerca continua a dimostrare che le persone che leggono un testo lineare (un libro ma anche un articolo su un blog) comprendono di più, ricordano di più, e imparano di più di quelli che hanno letto un analogo testo costellato di link. Leggi il resto

  4. il cervello riconfigurato

    Leggevo l’altro giorno un interessante articolo su Wired che spiegava come la rete abbia cambiato il modo di funzionare del nostro cervello, letteralmente. Stando ad un esperimento condotto da un professore americano, la gente assuefatta alla navigazione ipertestuale ha un’attività celebrale molto più marcata dei neofiti che invece non hanno dimestichezza con mouse da cliccare e pagine web. In particolare l’area della corteccia prefrontale, associata con la risoluzione dei problemi ed il dover decidere qualcosa, si accendeva molto più spesso. Mentre sottoponendo i due gruppi alla lettura di un libro od altre attività “lineari”, non si notavano differenze sostanziali. Insomma, il cervello dei vecchi lupi di mare… ehm, del web, si è riconfigurato, cambiando le connessioni tra neuroni, in seguito all’uso di Internet. Leggi il resto

  5. i cms sono già fuori moda

    Discutevamo l’altro giorno col mio capo al lavoro su come il compito di mantenere un sito web stia attraversando una nuova fase: quella in cui i sistemi per la gestione dei contenuti (altrimenti noti come cms, content management systems) monolitici non siano oramai proponibili, specialmente nelle grosse realtà. Questo perché il contenuto non risiede più in un unico posto: l’arrivo del cloud computing e delle API consente di costruire una pagina prelevando spezzoni di informazioni da sorgenti diverse. Si pensi alla tipica home page di una media organizzazione: ci sarà un elenco di eventi che i redattori inseriscono in un’applicazione calendario, ci sarà un video pubblicato su YouTube, ci sarà un cenno al prodotto di punta, i cui dettagli sono contenuti in un database separato contenente l’inventario (o catalogo) aziendale, e se è un’azienda “figa” ci sarà un link all’ultimo post pubblicato sul blog ufficiale, a sua volta gestito magari con WordPress. Leggi il resto

  6. ma l’europa condanna solo microsoft?

    L’altro giorno riflettevo su una notizia uscita di recente qui negli Stati Uniti: pare che Adobe (finalmente) si sia lamentata ufficialmente del fatto che l’iPhone non supporta le applicazioni Flash. Ricordo qualche anno fa quando l’Europa aprì una procedura d’infrazione contro Microsoft che, stando ai soliti bene informati, usava politiche anticoncorrenziali fornendo il proprio browser integrato nel sistema operativo. E ora che Apple usa la stessa politica per incoraggiare  l’uso di applicazioni chiuse ed esplicitamente approvate dalla casa madre? Nessuno si strappa i capelli nei palazzi di Bruxelles o Strasburgo? Com’è che questa cosa mi puzza di escamotage europea per farsi qualche soldo ai danni della Microsoft? Peccato che poi la stragrande maggioranza delle pubbliche amministrazioni sia comunque incoraggiata ad usare prodotti di zio Bill dalla stessa Europa: non so se ti sia capitato di fare un giro per i siti “pubblici” europei, e di dover scaricare determinati documenti. Troverai che spesso sono disponibili solo in formato Word, che tristezza. Non solo, pare che gli eurodeputati addirittura acquisteranno un sacco di iPad. Vabbè…