ti ripropongo un mio articolo del 30 aprile 2007
Nel gergo informatico, l’errore 404 è quello che un sito restituisce all’utente quando la pagina a cui si sta tentando di accedere non esiste più. La tradizione suggerisce, in questo contesto, di informare semplicemente l’utente dell’errore, e nulla più. Ma il poveretto che si trova davanti questo laconico messaggio, in genere ha seguito un collegamento da un altro sito oppure è arrivato tramite un motore di ricerca. E magari vorrebbe essere aiutato ad orientarti, e non essere “mollato” nel bel mezzo del nulla. Prendendo spunto da un articolo apparso tempo fa su A List Apart, La pagina d’errore perfetta, ecco come puoi fare la tua con WordPress. una pagina d’errore perfetta: Leggi il resto »
Il titolo qui sopra può certamente trarre in inganno: visti i tempi difficili per l’economia, avrai pensato che sto per parlare dei soldi che le Banche Centrali “pompano” nel sistema per far respirare tutti i settori. E invece no, la liquidità a cui mi riferisco è quella dei siti web. La legge italiana che regola l’accessibilità dei siti web, anche nota come “Legge Stanca†(non perché si sia affaticata troppo, ma per via del cognome del suo promotore, l’allora ministro Lucio Stanca), ad un certo punto (articolo 3.4 delle linee guida), dice testualmente: “Usare unità relative e non assolute nei valori degli attributi del linguaggio dei marcatori e i valori della proprietà del foglio di stileâ€, ovvero tutto deve adattarsi alla risoluzione dello schermo del visitatore. In particolare l’impaginazione: si tratta di quello che, in gergo, si dice un sito liquido. Una mia amica mi disse allora “Ma come, tu che sei così fissato con l’accessibilità, come mai hai un sito che non rispetta uno dei requisiti?” immettiamo un po’ di liquidità: Leggi il resto »
Il blog di Beppe Grillo, che ti piaccia o no, è uno dei più famosi del panorama blogosferico italiano. Ammirato, criticato, invidiato, seguito: da qualsiasi parte tu lo guardi, ammetterai che ha fatto e continua a fare tendenza. Non voglio esprimere qui la mia posizione in merito ai contenuti di quel sito, quanto segnalare una piacevole novità apparsa sui suoi ultimi video: i sottotitoli. Forse nessuno si è accorto, infatti, che da circa un mesetto YouTube ha attivato la possibilità di caricare un documento di testo con i sottotitoli associati ad un video. Ed il rispetto della redazione che cura il blog di Beppe Grillo, nei confronti dei disabili, non ha fatto attendere i risultati. Come vorrei che tante altre iniziative (Videomarta, Salvatore Aranzulla, e via dicendo) prendessero esempio in questa direzione. Perché l’accessibilità del web, nell’era della multimedialità, non significa soltanto avere una pagina che “passa” i controlli del validatore automatico.
Un po’ come fanno i concorrenti di “Chi vuol essere milionario” quando devono interpellare il pubblico, non esprimerò il mio punto di vista su due notizie apparse nelle scorse settimane in rete. Mi limiterò a riportare i fatti, e poi ognuno si farà l’opinione che crede. Un po’ di retroscena: circa quattro anni fa in Italia, l’allora Ministro per l’Innovazione Lucio Stanca, promosse una legge che tutt’oggi porta il suo nome: un elenco di requisiti che i siti che erogano un pubblico servizio devono (nota il tempo del verbo, non ho detto “dovrebbero”) rispettare, per essere accessibili alle persone disabili. Per esempio descrivere le immagini importanti per i non vedenti, o aggiungere i sottotitoli ai video per i non udenti. Anche in America esiste una legge del genere, più vecchia e più generica (non solo limitata ai siti web, ma estesa anche a televisione, edifici pubblici e servizi), che proprio in questi mesi molti vorrebbero aggiornare, per adeguarla all’evoluzione della tecnologia. la tristezza e l’allegria: Leggi il resto »
Da un po’ di tempo non scrivo articoli sull’accessibilità: mi sono troppo concentrato ad implementarla su queste pagine, e non ho avuto tempo di “spiegarla” agli altri. Oggi prendo spunto da un piacevole scambio di battute su una lista di discussione: tutto è partito dalla mia segnalazione che qui in America una catena della grande distribuzione, Target (una specie del Carrefour italiano), è stata condannata a pagare 6 milioni di dollari di risarcimento perché il suo sito era inaccessibile ai non vedenti. Provocatoriamente, ho chiesto se mai vedremo in Italia una cosa analoga per punire gli Enti Pubblici che non rispettano la legge. Ed ho detto che il mio blog è accessibile perché mi piacerebbe diffondere la cultura del rispetto del disabile, che qui in America è così radicata nella coscienza sociale. Riporto la risposta di Antonino Attanasio, avvocato e non udente, che condivido totalmente. una nuova consapevolezza: Leggi il resto »