I veri talebani dell’accessibilità sanno che da tempo c’è una discussione in corso tra gli esperti del mestiere: usare o no il tag H1 per il logo della pagina. C’è chi dice si, chi dice no e chi dice forse. Nel mio caso, fino a ieri, avevo adottato l’approccio del si: il logo era “marcato” con l’intestazione più importante messa a disposizione del codice HTML. In tutte le pagine. Poi ho letto questo suggerimento del W3C che mi ha aperto la mente. Il tag H1, dicono quelli della massima autorità in questo campo, deve rispecchiare il contenuto della pagina che si sta visualizzando. In altre parole, è sbagliato che sia sempre “due chiacchiere”, a prescindere. Dovrebbe essere includere la parola “cucina” se si sta visitando la stanza corrispondente del mio blog, ed il titolo del singolo articolo, quando se ne sta leggendo uno. Così ho messo mano al tema del blog, aggiungendo un paio di controlli che fanno proprio questo. Spero che Google apprezzerà
Ebbene si, dopo tre anni e mezzo che questo sito subisce i miei cambi d’umore e le rivoluzioni grafiche a cui lo sottopongo periodicamente, sono contento di vedere che la sua accessibilità (o almeno la conformità secondo i validatori automatici alle varie norme) è sempre al 100%
Era un po’ che non controllavo, e temevo che nel tempo si fossero accumulati nuovi problemi. Invece con piacere vedo che il buon lavoro di progettazione fatto all’epoca continua a dare i suoi frutti. Dietro suggerimento di alcuni lettori, sto pensando di scrivere una serie “How I did it” (citazione dal film Frankenstein Jr di Mel Brooks), in cui spiego i segreti del mio tema. Intanto tu hai provato a vedere cosa succede validando il tuo blog?
Nel gergo informatico, l’errore 404 è quello che un sito restituisce all’utente quando la pagina a cui si sta tentando di accedere non esiste più. La tradizione suggerisce, in questo contesto, di informare semplicemente l’utente dell’errore, e nulla più. Ma il poveretto che si trova davanti questo laconico messaggio, in genere ha seguito un collegamento da un altro sito oppure è arrivato tramite un motore di ricerca. E magari vorrebbe essere aiutato ad orientarti, e non essere “mollato” nel bel mezzo del nulla. Prendendo spunto da un articolo apparso tempo fa su A List Apart, La pagina d’errore perfetta, ecco come puoi fare la tua con WordPress. una pagina d’errore perfetta: Leggi il resto
Il titolo qui sopra può certamente trarre in inganno: visti i tempi difficili per l’economia, avrai pensato che sto per parlare dei soldi che le Banche Centrali “pompano” nel sistema per far respirare tutti i settori. E invece no, la liquidità a cui mi riferisco è quella dei siti web. La legge italiana che regola l’accessibilità dei siti web, anche nota come “Legge Stanca” (non perché si sia affaticata troppo, ma per via del cognome del suo promotore, l’allora ministro Lucio Stanca), ad un certo punto (articolo 3.4 delle linee guida), dice testualmente: “Usare unità relative e non assolute nei valori degli attributi del linguaggio dei marcatori e i valori della proprietà del foglio di stile”, ovvero tutto deve adattarsi alla risoluzione dello schermo del visitatore. In particolare l’impaginazione: si tratta di quello che, in gergo, si dice un sito liquido. Una mia amica mi disse allora “Ma come, tu che sei così fissato con l’accessibilità, come mai hai un sito che non rispetta uno dei requisiti?” immettiamo un po’ di liquidità: Leggi il resto
Il blog di Beppe Grillo, che ti piaccia o no, è uno dei più famosi del panorama blogosferico italiano. Ammirato, criticato, invidiato, seguito: da qualsiasi parte tu lo guardi, ammetterai che ha fatto e continua a fare tendenza. Non voglio esprimere qui la mia posizione in merito ai contenuti di quel sito, quanto segnalare una piacevole novità apparsa sui suoi ultimi video: i sottotitoli. Forse nessuno si è accorto, infatti, che da circa un mesetto YouTube ha attivato la possibilità di caricare un documento di testo con i sottotitoli associati ad un video. Ed il rispetto della redazione che cura il blog di Beppe Grillo, nei confronti dei disabili, non ha fatto attendere i risultati. Come vorrei che tante altre iniziative (Videomarta, Salvatore Aranzulla, e via dicendo) prendessero esempio in questa direzione. Perché l’accessibilità del web, nell’era della multimedialità, non significa soltanto avere una pagina che “passa” i controlli del validatore automatico.
Un po’ come fanno i concorrenti di “Chi vuol essere milionario” quando devono interpellare il pubblico, non esprimerò il mio punto di vista su due notizie apparse nelle scorse settimane in rete. Mi limiterò a riportare i fatti, e poi ognuno si farà l’opinione che crede. Un po’ di retroscena: circa quattro anni fa in Italia, l’allora Ministro per l’Innovazione Lucio Stanca, promosse una legge che tutt’oggi porta il suo nome: un elenco di requisiti che i siti che erogano un pubblico servizio devono (nota il tempo del verbo, non ho detto “dovrebbero”) rispettare, per essere accessibili alle persone disabili. Per esempio descrivere le immagini importanti per i non vedenti, o aggiungere i sottotitoli ai video per i non udenti. Anche in America esiste una legge del genere, più vecchia e più generica (non solo limitata ai siti web, ma estesa anche a televisione, edifici pubblici e servizi), che proprio in questi mesi molti vorrebbero aggiornare, per adeguarla all’evoluzione della tecnologia. la tristezza e l’allegria: Leggi il resto