la normativa italiana non è… liquida
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- Scritto in data 6 marzo 2010
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Qualche settimana fa ho letto su uno dei blog a cui sono abbonato, dell’iniziativa di Liquida di avviare un circuito di affiliazione, tramite il quale i siti aderenti possono guadagnare qualche spicciolo extra per ripagarsi le spese e togliersi qualche soddisfazione. Il sito che si vuole candidare all’adesione, deve rispettare certi requisiti di base (traffico minimo di 30.000 pagine al mese, in linea da almeno 6 mesi e via dicendo). Poiché il mio blog supera questo sbarramento iniziale, ho deciso di inviare la mia candidatura. Mi piaceva l’idea di partecipare ad una delle prime iniziative italiane “serie” in merito (che io sappia). La mia adesione, però, è rimasta “nel limbo” per motivi legali e fiscali: non avendo io un conto corrente in Italia, ed essendo quello l’unico mezzo tramite il quale Liquida paga gli affiliati, la mia iscrizione necessitava di “approfondimenti” con la persona responsabile per questo genere di problemi. Ora, tengo a precisare che lo staff di Liquida si è dimostrato sin da subito disponibile nel trovare una soluzione, e quindi a loro va tutto il mio sostegno morale.
Il confronto con Google è ovviamente impietoso, ma inevitabile: perché la normativa fiscale americana consente al gigante di Mountain View di spedire assegni in tutto il mondo senza che la gente dichiari un solo euro di guadagni sul proprio 730, mentre in Italia le aziende devono rimanere impigliate in una giungla di cavilli burocratici? Come si pretende di essere una nazione al passo con i tempi, quando ancora la regolamentazione di queste attività è assolutamente antidiluviana? Questa è la prima volta che mi capita una cosa del genere: ho usato vari network di affiliazione, e di certo la mia residenza era per loro l’ultimo dei problemi.
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Anch’io credo di rientrare nei requisti ma… l’idea di avere una barra che “sovrasta” ciò che è “mio” non mi piace proprio. L’ho già detto a Gioxx (l’hai letto li?) e lo dico a te. Entrare in un network fa de-personalizzare il blog secondo me… poi boh, ti servono davvero quei soldi?
Ciao,
Emanuele
Se ne parla da millenni.
Benché ci sia una foresta di cavilli, le aziende … diciamo, certi imprenditori, piccoli o grandi, continuano ad evadere sistematicamente le tasse. La foresta sembra essere quindi una conseguenza a questo modo di ‘pensare’.
La domanda è, in America, il signore che riceve i 10 dobloni da google, li mette nella dichiarazione dei redditi ? Lo fa a prescindere dalla legislazione cavillosa ?
In Italia ? Bè, pare che in Italia alla fine riesca a non metterceli malgrado la legislazione, il che, poi, porta la stessa ad arricchirsi di un nuovo cavillo.
Soffocante per la gente onesta. Inutile per quella disonesta. Ma questo è un mio pensiero.
@Lure: io ho guadagnato un po’ di soldi nel 2009 qui in America grazie alla pubblicità sul blog. Sia Google che le altre aziende, m’hanno mandato l’equivalente del CUD italiano, in quanto risulta che ho “collaborato” con loro. Se mandano a me il CUD, vuol dire che trasmettono al ministero le informazioni sulle mie tasse ecc, quindi se io non li dichiarassi, mi pescherebbero subito
In Italia si fa leva sul fatto che l’azienda (Google o chi sia) è all’estero, e quindi non trasmette i dati al ministero italiano delle finanze… Però poi quando uno vuole partecipare ad un’iniziativa italiana non essendo fisicamente residente in Italia, si trova nella foresta, come giustamente la definisci tu!
@Emanuele: beh, per me è una questione di “far comunità”, un modo come un altro per essere all’interno di un network “sociale” che mi sembra promettere bene. Forse non ci si crederà, ma nel mio caso non era principalmente per i soldi (si, certo ANCHE per quelli, ma non solo). Era il poter dire “ci sono anch’io” che in fondo è alla base del motivo che spinge ognuno di noi a mantenere un blog in linea (anziché un diario su carta), no?
@camu: Purtroppo, qui il discorso, non è funzionale, è filosofico. L’evasione fiscale è la ragione della foresta o l’assurdità della foresta è la ragione dell’evasione fiscale ?
Per capirsi.
Se google non dichiara, ma lo fai tu, il ministero se ne accorge. Se google dichiara, ma tu no, se ne accorge comunque.
In Italia, spesso, non lo fa ne Google ne il tu. Quindi, altro sistema è quello di controllare la mattonella sotto la quale metti il gruzzolo (Il conto in banca). Se questo è un paradiso fiscale, o più semplicemente è “all’estero”, come nel tuo caso, non c’è più modo di controllare nessun anello della catena ‘economica’. Il che in Italia si traduce quasi sempre automaticamente in evasione (Vedi il decreto miserabile del rientro dei capitali esteri tassati al 5% .. e sopratutto il risultato -.-).
Brutta cosa.
La situazione Greca, nasce proprio (ma non solo) dall’incapacità del controllore di seguire in qualche modo la ‘catena’ di movimentazione economica. Se il Mittente del denaro non dichiara, e il destinatario nemmeno ?
E’ assurdo, ce ne rendiamo conto tutti. Per non parlare delle migliaia di conseguenze per la gente Onesta (Una è proprio quella che sta succedendo a te).
Quindi resta il problema filosofico di cui sopra e ‘Prima di Tutto’ quello dell’onestà , della Cultura della Legalità. Una cosa che in Italia (E .. in Grecia pare) sia quasi del tutto assente … a tutti i livelli
@Lure: vedo che la tua “competenza” in materia è abbastanza buona, al contrario della mia. Qui in America spesso sento lamentare colleghi ed amici in merito al sistema fiscale in vigore, lo considerano troppo “burocratizzato” e io mi faccio una bella risata, e gli dico: si vede che non conoscete quello italiano! Sono d’accordo su quanto dici in merito al decreto per far rientrare i capitali, mentre per la Grecia pensavo fosse una questione di bilanci falsati dai precedenti per cercare di non perdere le elezioni
Al che mi dico: ma l’equivalente dell’Istat non ce l’hanno, in Grecia? Ma qui si va off topic…
@camu: Ma, in realtà sono solo uno che si è chiesto (Come immagino anche qualcuno dei tuoi amici) ma perché diavolo c’è questa montagna di burocrazia ?
La questione sarebbe molto lunga. Ci sono altre domande piccanti, del tipo .. ‘siamo sicuri che sia un problema di Cultura’ ? Ossia, se prendo un paese benestante con cittadini apparentemente onesti e lo sbatto, come si dice, sul lastrico … siamo sicuri che i cittadini rimangono onesti ? Cambiano il loro stile di vita e diventano dei semplici poveri ? Rinunciano a tutte quelle belle dolcezze e continuano a pagare le tasse ?
Ma qui, come nel caso dell’Istat .. andiamo OT
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